Sisma, appello del vescovo di Mantova Il presule lombardo ha proposto dei gemellaggi a parrocchie, comunità pastorali e decanati E in Emilia è in arrivo un folto gruppo di detenuti che collaborerà alla riscostruzione dei paesi Quaranta chiese riaperte per Natale. È la speranza espressa dal vescovo di Novara, Roberto Busti, durante la sessione estiva della conferenza episcopale lombarda. Monsignor Busti ha spiegato agli altri vescovi della Lombardia la situazione delle chiese del mantovano e ha proposto dei gemellaggi a parrocchie, comunità pastorali e decanati per poter riaprire al culto entro il prossimo Natale circa quaranta chiese ora inagibili. E intanto, sul fronte della solidarietà, alle migliaia di volontari che si sono mobilitati per dare una mano alle vittime del terremoto, si aggiungeranno presto le braccia di 40 detenuti delle carceri dell'Emilia-Romagna. Entro la fine del mese di luglio, verrà siglato il protocollo d'intesa tra la Regione, l'amministrazione penitenziaria e i comuni per l'utilizzo dei detenuti nelle aree colpite dal sisma. Sull'iniziativa, sponsorizzata anche dal ministro della Giustizia, Paola Severino, è arrivata «piena adesione da parte dei comitati locali delle carceri delle quattro province interessate dal terremoto», come hanno riferito gli assessori alle Politiche sociali di Reggio-Emilia, Modena e Bologna. Sarà la magistratura di sorveglianza, ha spiegato la Regione in una nota, a dover "verificare se ci siano i presupposti per la concessione del lavoro fuori dal carcere", dando cioè il via libera a svolgere l'attività di volontariato da parte dei detenuti, "mettendo a frutto anche alcune delle professionalità particolarmente utili come muratori, autisti, cuochi e geometri". Un'iniziativa che ha raccolto consensi e valutazioni positive: il lavoro, anche quello volontario, rappresenta un'occasione preziosa per muovere passi concreti verso il reinserimento sociale. «Siamo favorevoli al progetto - dice Valerio Guizzardi, responsabile dell'associazione Papillon-Rebbibia -. È molto interessante dal punto di vista della riduzione del pregiudizio sociale». Per Luigi Pagano, numero due del Dipartimento penitenziario, l'iniziativa «si aggancia a una nuova formula di esecuzione penale esterna che trasforma i detenuti in volontari e si lega al protocollo che il ministro Severino ha firmato nei giorni scorsi con l'Anci - commenta -. Un progetto di grande civiltà a rischi zero, che permetterà alla cittadinanza di guardare i carcerati in modo diverso». I detenuti-volontari non verranno retribuiti, è invece prevista un'assicurazione e il rimborso delle spese di trasporto. Plaude all'iniziativa anche la Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno. «L'impiego di persone detenute m lavori socialmente utili in aiuto alla popolazione colpita dagli eventi sismici - afferma Bruno - o comunque nella ricostruzione delle zone terremotate, è un'indicazione importante a considerare i detenuti come una risorsa sociale e non sempre e soltanto come portatori di problemi per la sicurezza dei cittadini». Secondo la garante, questo è «certamente un modo per avvicinare la collettività al tema del carcere e a creare un collegamento positivo tra il dentro e il fuori» dal carcere.