Una scoperta «interessante nel metodo». L'unica riserva di Vittorio Sgarbi, sullo studio CuruzFedrigolli, è che non ha ancora avuto tempo di esaminare tutti e 83 i confronti tra i disegni del Fondo Peterzano e i dipinti di Caravaggio. Ma il critico si conferma voce fuori dal coro promuovendolo proprio dove molti suoi colleghi lo bocciano. Nel metodo. «La pubblicazione in e-book. Ma prima ancora l'intelligenza di cercare nei disegni. E questo che ha suscitato tanta irritazione. Anch'io pensavo che la scoperta del secolo su Caravaggio sarebbe stato un dipinto, che sarebbe uscita da una chiesa a Brescia, a Verona. Loro sono andati a guardare nei 5 anni che ha passato a Milano prima di andare a Roma. La curiosità era venuta anche a me». Espose alcune opere del Fondo Peterzano nella mostra "Gli occhi di Caravaggio". «Il braccio della Sibilla di Garegnano, identico a quello del Bacchino malato, colpì persino Berlusconi. Si può pensare che l'allievo abbia "cannibalizzato" il maestro, ma anche che fossero idee sue». L'idea la convince? «Il raffronto che mi sembra più convincente è la testa barbuta con quella della Conversione di Saulo della collezione Odescalchi. L'ho sempre ritenuto il suo dipinto più vicino al periodo milanese». C'è chi contesta l'applicazione di un software alle fotografie. «Stupidaggini: si faceva già ai tempi di Zeri». Senza aver mai visto gli originali? «Ormai la fedeltà è quasi assoluta. Soprattutto nel caso dei disegni».