Bernardelli Curuz respinge le critiche al suo studio su cento disegni "Egli non tiene in onore che la passione», diceva lo storico Jacob Burckhardt riferendosi a Michelangelo Merisi da Caravaggio. Ed è un equilibrio tra passione e ragione quello che adesso sostiene i due storici Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, specie dopo le numerose critiche giunte alla loro «scoperta»: cento disegni inediti del pittore rinvenuti presso il Fondo Peterzano, al Castello Sforzesco di Milano. Critiche che, mentre la notizia faceva il giro del mondo, sono continuate anche ieri, e piuttosto veementi. Ma loro non si sottraggono, anzi, replicano. Maurizio Bernardelli, la responsabile del Gabinetto dei Disegni, Francesca Rossi, dice di non avervi mai visto. «Noi ci siamo stati eccome. Abbiamo visitato gli archivi diverse volte, anche se fuori dall'orario di ufficio, accompagnati da altre persone». E quante volte? «Non so dirlo con precisione, ma posso dire che stiamo lavorando su quel materiale, 1378 disegni in tutto, da almeno un anno e mezzo». Perché proprio quel Fondo, che cosa cercavate? «Noi cercavamo Caravaggio. È questo il punto. Da anni io, la collega e i nostri collaboratori ci ripetiamo: non è possibile che lì non ci siano i disegni del Merisi, visto che si tratta del materiale del suo maestro di bottega, Peterzano, presso il quale ha trascorso quattro anni». Quando avete richiesto per la prima volta l'autorizzazione a visionare l'archivio? «Circa un anno e mezzo fa. Prima abbiamo studiato sulle foto. Analizzando con un lavoro immane, giorno e notte, tutti i dettagli. Sovrapponendo i disegni, cercando le rassomiglianze e le prove incrociate. Per esempio, cercando la stessa figura ma disegnata da una prospettiva diversa. Finché, cosa che ci ha emozionato, non ci siamo accorti che la vera conferma nasceva dai suoi errori». Cioè, come diceva Anton Mengs, era «tutto cattivo nel disegno»? «Diciamo che abbiamo riscontrato più volte gli stessi sbagli nel tratto. Un esempio: non sapeva disegnare in modo corretto il muso di un bue. Lo si vede nei dipinti di Messina e di Palermo. Ebbene, quando ci siamo trovati di fronte un disegno che mostrava le narici di un bue fatte male e dai contorni poco plausibili, ci siamo guardati e abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta. C'è anche un errore ricorrente che riguarda la struttura del piede». Quei disegni però sono stati visti da studiosi illustri, Maurizio Calvesi per citarne uno, il quale senza mezzi termini ha definito l'attribuzione a Caravaggio «una sciocchezza». «Non mettiamo in discussione la competenza di alcuno, ma sottolineiamo il fatto che finora nessuno ha mai fatto uno studio approfondito su quei disegni cercando Caravaggio». Nessun convegno, nessuna pubblicazione, ma un lancio d'agenzie e un ebook. Metodi poco usuali. «Una cosa voluta. Perché crediamo che il mondo dell'arte oggi sia stretto dai legacci delle "expertise", le perizie, ovviamente a pagamento, e dei vari monopoli. Noi abbiamo affrontato un anno e mezzo intenso di studi, fatto una ricerca approfondita e mirata, pubblicato tutto, anche se sul web, quindi perché dire che la nostra ricerca è meno valida di altre?». Per Claudio Strinati, l'attribuzione in base a elementi comuni può «far prendere cantonate». «Guardi, il metodo è stato rigoroso. Dopo avere enucleato con sicurezza i disegni e lo stile di Peterzano, abbiamo diviso le altre opere disegnative in base al ductus grafico. Si è così formato un corpus di oltre cento disegni molto diversi da quelli di Peterzano. Poi raccostamento di tali opere grafiche ai noti e certi dipinti di Caravaggio. Con risultanze sconvolgenti». L'ex direttrice delle raccolte del Castello, Teresa Fiorio, sostiene che l'attribuzione non può essere certa perché non abbiamo nessun disegno sicuro di Caravaggio. «Torniamo agli errori: non è possibile che un pittore dell'epoca, nell'ambito di uno studio, potesse riprendere un particolare così scorretto. Insomma, noi ci abbiamo messo prima di tutto passione. Ma, di certo, anche tanta ragione».
L'attribuzione contestata a Caravaggio. Storici scettici? Sono un monopolio
Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli hanno pubblicato un studio su cento disegni inediti di Caravaggio trovati al Castello Sforzesco di Milano. Il loro studio ha suscitato critiche, ma i due studiosi sostengono che la loro ricerca è stata rigorosa e che i disegni mostrano elementi comuni con i dipinti di Caravaggio. I critici sostengono che i disegni non sono sicuri e che l'attribuzione a Caravaggio è una sciocchezza. Bernardelli Curuz e Conconi Fedrigolli sostengono che la loro ricerca è stata approfondita e che hanno analizzato i disegni con metodi unici, utilizzando tecniche di analisi grafica.
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