L'Arcus era stata lanciata nel 2004 dal governo Berlusconi ROMA. Probabilmente nessuno ne sentirà la mancanza, considerando le polemiche che l'hanno vista protagonista. Sotto la scure della spending review finisce Arcus, società per azioni cogestita dal ministero per i Beni culturali e quello delle Infrastrutture. Il nome significa società per l'Arte la cultura e lo spettacolo e a lanciarla nel 2004 fu il governo Berlusconi. La sua storia è costellata di scandali: dall'accusa di investire in settori estranei alla mission aziendale (vendita di immobili e ristrutturazioni) alla ristrutturazione del palazzo di Propaganda Fide, la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli (praticamente il ministero degli Esteri del Vaticano) in centro a Roma. Dunque la società sarà messa in liquidazione ma non tutto sarà perduto, assicurano dal ministero guidato da Lorenzo Ornaghi, aggiungendo che i soldi per la cultura non verranno comunque persi: infatti il 3 degli investimenti per grandi opere e infrastrutture sarà direttamente nelle disponibilità del suo ministero. «La messa in liquidazione riporta dentro al ministero dei Beni culturali la responsabilità degli investimenti in questo settore» spiega il ministro. Secondo quanto scritto nel decreto, al posto di presidente e direttore dovrà essere nominato un commissario liquidatore (tra i favoriti si fa il nome dell'attuale presidente, Ludovico Ortona recentemente confermato dal Parlamento) che avrà tempo fino al 31 dicembre 2013 per portare a termine tutti i progetti già avviati e liquidare passo dopo passo la società. Dismessi locali (gli uffici di via Barberini) e governance, i dipendenti della società verranno via via riassorbiti dai ministeri di provenienza, chi alla cultura chi alle infrastrutture. La messa in liquidazione consentirà risparmi su più fronti: con il taglio dei costi rilevanti della struttura (Arcus tratteneva anche una percentuale sui fondi gestiti) e con l'eliminazione del meccanismo di ricorso ai mutui, che comunque pesavano sul debito pubblico. Grazie alla spending review, in questo caso si volta pagina e i due ministeri competenti individueranno i criteri e gli indirizzi «per il finanziamento di iniziative di assoluta rilevanza nazionale e internazionale». Nel decreto è prevista anche la trasformazione dello storico Centro sperimentale di cinematografia in Istituto centrale del ministero dei Beni culturali. «La dotazione economica della Scuola, che non verrà diminuita - si legge nel documento - sarà quindi focalizzata sulla didattica ancor più che nel recente passato». Il nuovo istituto erediterà «tutte le attività della scuola, mentre la cineteca nazionale sarà d'ora in poi valorizzata in stretta sinergia con l'archivio dell'Istituto Luce Cinecittà, anche affinché entrambi siano pienamente integrati nei percorsi formativi, didattici e di promozione culturale della scuola stessa». Altra soppressione è quella dell'Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione), mentre è stato disposto il riordino di Agea (l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura).
Sparisce la Spa dei finanziamenti facili
Il governo ha deciso di liquidare Arcus, società per azioni che gestiva i beni culturali e le infrastrutture. La società è stata lanciata nel 2004 dal governo Berlusconi e ha subito numerose polemiche. La liquidazione consentirà di risparmiare sui costi e di eliminare il meccanismo di ricorso ai mutui. I dipendenti della società verranno riassorbiti dai ministeri di provenienza. La spending review prevede la trasformazione dello storico Centro sperimentale di cinematografia in Istituto centrale del ministero dei Beni culturali e la soppressione dell'Inran. Inoltre, è stato disposto il riordino di Agea.
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