A seguito degli articoli di stampa riportati su questo giornale, relativi ad una variante urbanistica per alcuni settori di Napoli (ed anche per l'area orientale), ad un più approfondito esame, sul sito del Comune, come segnalatomi dall'assessore all'Urbanistica Luigi De Falco, si legge: «Il Comune avvia [] la formazione di una variantecheaggiungecirca20milavaniai 50 mila già previsti nel piano regolatore varato nel 2004, senza in alcun modo rivederne i principi. Le iniziative saranno anche a cura dei privati, ma il Comune detterà la condizione che parte delle nuove edificazioni venga ceduta in proprietà all'amministrazione che ne gestirà l'assegnazione alle nuove categorie sociali: giovani coppie, cittadini in condizioni particolari di disagio, nuclei familiari monocomponenti, studenti». «Non mancherà l'iniziativa pubblica con interventi di riqualificazione dei quartieri Iacp e quelli in dotazione al patrimonio comunale per i quali l'amministrazione comunale chiederà l'impegno economico regionale stabilito dalla legge. In coerenza con gli indirizzi già fortemente determinati dalla giunta de Magistris e approvati dal consiglio comunale, Napoli ribadisce anche con questa decisione il "no al consumo di suolo" e lo fa attraverso la riconversione di una quota di superfici oggi destinate alle attività direzionali e terziarie, verso la diversa destinazione residenziale. Zero consumo di suolo, quindi, ma anche una riduzione delle volumetrie previste dal prg stimabile intorno al dieci per cento, in quanto le nuove residenze richiedono minori altezze rispetto alla destinazione terziaria ». Fin qui, tutto bene, per ciò che sembrerebbe una lodevole iniziativa. Tuttavia, non si può non rimarcare come, mentre si sottolinei, da parte dell'amministrazione comunale e dell'assessore all'Urbanistica, l'urgenza di adottare tale correzione allo strumento urbanistico - che, in ogni caso, secondo quanto previsto dalla legge urbanistica 1150 del 1942 dovrebbe essere sottoposta alla competente soprintendenza, anche nello spirito di leale collaborazione tra ente locale ed organismo statale preposto alla tutela (e, in realtà, occorre dare atto all'assessorato competente di aver per primo tenuto conto di tale aspetto, dimenticato dalle giunte precedenti), tutto tace, invece, rispetto alle richieste avanzate, reiteratamente, da questa soprintendenza, affinché sia adottata una variante ben più urgente relativa a Bagnoli, ove il Piano urbanistico attuativo ora in vigore reca un grave vizio di origine dovuto ad alcune disattenzioni di Vezio De Lucia e dei suoi successori. A Bagnoli, infatti, la scuola urbanistica di quell'epoca aveva ritenuto di non dover introdurre il principio di un limite di altezza per le nuove costruzioni, fatto di per sé "eccentrico", ma semplicemente un concetto di "altezza media", nominalmente molto bassa, che però ha condotto, di fatto, a due risultati opposti ed entrambi assai negativi, costringendo a una esagerata occupazione di territorio con edifici "raso-terra" che vanno a saturare ogni spazio possibile, senza però vietare edifici persino più alti di venti piani. Questo è quanto si deve paventare per l'area che, in parte, la Bagnolifutura ha parzialmente ceduto a società private, nei pressi di una splendida pineta, in un'area interclusa tra zone di elevato valore paesaggistico e sottoposte a vincolo, ove è ora annunciata la realizzazione di una torre altissima e massiccia, di qualità progettuale almeno discutibile (clonata, come la serie di «edifici in batteria», in peggio, da idee compositive di precedenti architetti), con allargamenti delle sedi stradali tipo-autostrada, che vede una colata di asfalto da tutte le parti, in un'area ancor oggi ammirabile da Posillipo e da Coroglio, fino a pochi decenni fa immortalata nelle vedute pittoriche, nelle foto Alinari, nonché nelle illustrazioni di un archivio significativo quale quello privato di Pasquale Schiano di Cola, e immersa nell'incanto dei Campi Flegrei. Facciamo appello, pertanto, al Comune, all'assessore De Falco - con il quale i rapporti sono ottimi e schietti - e alle molteplici associazioni (Italia Nostra, Verdi, Wwf, ambientali-sti), affinché venga al più presto rivisto il piano attuativo di una delle aree ancora più suggestive di Napoli, quella di Bagnoli. L'autore è soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici
NAPOLI - Fermare il cemento nella nuova Bagnoli
Il Comune di Napoli ha avviato la formazione di una variante del piano regolatore per alcuni settori della città, che aggiungerà circa 20 milioni di euro e 50 mila nuove unità residenziali. Le nuove costruzioni saranno gestite dal Comune, che detterà le condizioni per la cessione di parte delle proprietà alle nuove categorie sociali. Il piano ribadisce il "no al consumo di suolo" e prevede una riduzione delle volumetrie previste dal piano regolatore originale di circa il 10%. Il Comune ha anche iniziato a riqualificare i quartieri Iacp e quelli in dotazione al patrimonio comunale.
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