Svuotata la scrivania da parte di Anna Maria Petrioli Tofani, che dal 31 gennaio è in pensione e non ha avute la proroga per continuare a dirigere gli Uffizi per un altro triennio, il soprintendente del Polo museale fiorentino nonché direttore regionale dei Beni culturali Antonio Paolucci ieri ha riempito la casella rimasta vuota ma che non può restare vuota a lungo. Ebbene, Paolucci, anche se a interim, sapete chi ha nominato direttore della Galleria? Paolucci. Ha nominato se stesso e lo ha comunicato ieri con una circolare a: dipendenti di questo e degli altri musei statali fiorentini. Solo che questa auto-nomina solleva un problema che va al di là della persona di Paolucci, ed è un problema dì democrazia. Perché accentra troppo potere in una persona sola. Come ognun sa, la democrazia si regge sull'equilibrio dei poteri, ogni posto di responsabilità ha e deve avere i suoi pesi contrapposti. È vero che oggi giorno in questa Italia molte regole democratiche sono bellamente ignorate, ma lasciamo stare. Sarete tutti d'accordo però che la gestione del patrimonio artistico fiorentino, dei suoi Giotto, Botticelli, Leonardo, Michelangelo e dei suoi musei è uno dei cardini della cultura, dell'economia, dell'identità stessa della città, della Toscana, del Paese. È quindi cosa pubblica nel senso più ampio e politico del termine. Ora una singola persona ha troppo nelle sue mani. Certo, un direttore degli Uffìzi non lo trovi dietro l'angolo, per quanto, nel corpo dei musei fiorentini magari c'è chi può prendere il timone, magari perché conosce la barca in cui rema. Ammettiamo pure che una nomina simile richiede un delicato lavoro preliminare. Però, nelle stanze del ministero per i beni culturali già prima della fine dell'anno era chiaro che la Petrioli saltava e il soprintendente questo lo sapeva. Che non l'abbia salvata non stupisce, tra lui e la direttrice non correva buon sangue, era risaputo e il contrasto su un punto era eclatante: quello della politica dei prestiti delle opere. Che dev'essere generosa e a maglie larghe secondo Paolucci (lo ha teorizzato: i prestiti sono politica, rapporti tra istituzioni, Stati), mentre la Paolucci [n.b. Petrioli] la voleva restrittiva perché i dipinti non sono dei globe-trotters, soffrono molto a girare il mondo su aerei e camion, oltre al fatto di privare i turisti di appuntamenti importanti con l'arte. Paolucci non avrà più questo freno, per un po', e, sentito il parere tecnico, chiederà il permesso di un prestito a se stesso. Vedete? Si torna lì: un equilibrio dei poteri è necessario, questo equilibrio, ora, non c'è.