«Venghino siore e siori! Avanti, chi offre di più? Il prossimo lotto è l'Orto botanico di Napoli, quasi nuovo: pensate che ha solo due secoli. È una vera sciccheria: pensate che lo chiamano il Real Orto! Una figata che nemmeno Michelle Obama alla Casa Bianca ha un orto così. Per la miseria di 16 milioni e 735mila euro ve lo portate a casa: potete noleggiarlo per ricevimenti (comunioni, o anche matrimoni visto che i Girolamini sono out) o feste in maschera. Alle brutte, ci potete sempre fare legna da ardere: che con la crisi energetica, buttala via! Poi abbiamo l'Accademia di Belle Arti, sempre nell'inclita città di Napoli: sentano, i signori, come suona bene questo titolo: B-e-l-l-e A-r-t-i, volete mettere col suono commerciale di 'beni culturali'? Avete una zia che si picca di dipingere? Ma regalatele l'accademia, alla zietta! Con 8 milioni e spiccioli vi levate lo sfizio. Se poi vi piace il mare, perché non vi regalate il Faro di Anacapri? Giocate a fare lo Schettino, e spegnetelo nel cuore della notte!». Cronaca verosimile dall'Italia prossima ventura, quando per pagare la speculazione mondiale sull'enorme debito contratto grazie al Partito Unico della Spesa Pubblica (ancora saldamente aggrappato ai vertici dello Stato), la generazione dei bancarottieri chiuderà in bellezza vendendosi i beni che i padri avevano lasciato alla comunità. Alla faccia loro, e degli italiani futuri. I monumenti citati sono, con molti altri, nella lista del patrimonio che il Demanio passa agli enti locali perché facciano il lavoro sporco. Procedura che prefigura una bella svendita che, colmo dell'ingiuria, favorirà gli amici degli amici, i quali si papperanno pezzi pregiati dell'identità comune a prezzi di realizzo. Vuoi vedere che Marino Massimo De Caro era un passo avanti a tutti, con la sua ben pianificata 'privatizzazione' dei libri dei Girolamini?
NAPOLI - Chi compra il Real Orto?
L'articolo parla di come i monumenti pubblici in Italia, come l'Orto botanico di Napoli e l'Accademia di Belle Arti, vengono venduti agli enti locali per essere svenduti. Questo processo prefigura una "svendita" dei beni culturali a prezzi di realizzo, favorendo gli amici degli amici. L'articolo critica la politica di privatizzazione dei beni culturali e la speculazione sulla spesa pubblica. I monumenti citati sono parte della lista del patrimonio che il Demanio passa agli enti locali per farne il lavoro sporco. L'articolo si conclude con una critica alla politica di privatizzazione dei libri dei Girolamini.
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