Pd, Idv e Sel: il ministro Ornaghi intervenga per salvare gli studios BRACCIA incrociate per cinque giorni, occupazione degli studios e sciopero della fame a oltranza. Si inasprisce ora dopo ora la battaglia dei lavori di Cinecittà, che mercoledì sera in una lunga assemblea con le rappresentanze sindacali hanno deciso di bloccare l'attività per protestare contro il piano dismissione. Un'opposizione culminata con l'occupazione degli studios da parte di alcune delle maestranze della storica sede del cinema romano che hanno deciso di passare la notte sul tetto dell'edificio. Tre di loro, inoltre, hanno proclamato lo sciopero della fama a oltranza «per chiedere il ritiro del piano di dismissione presentato dalla holding capitanata da Luigi Abete». Il piano, stando a quanto sostengono i sindacati, prevederebbe 20 licenziamenti, il passaggio di sei dipendenti in Panalight, la cessione del ramo d'azienda del settore costruzioni scene (con il conseguente trasferimento di 55 lavoratori nella società Cat) ad un'altra società, l'affitto della post-produzione e un futuro incerto per altri 40 lavoratori. Ma dietro il progetto si celerebbe altro. «Il piano di dismissione prevede numerose esternalizzazioni e apre la strada alla speculazione edilizia denuncia Giuseppe Cappucci, segretario generale della Cigl di Roma Sud c'è infatti la volontà di trasformare Cinecittà in un centro di intrattenimento con alberghi e beauty-farm». Questo, prosegue la Cgil, «comporterebbe il taglio di numerosi posti di lavoro e la perdita di maestranze qualificate, con una grave perdita per l'industria cinematografica italiana». Alla lotta dei lavoratori di Cinecittà, che hanno allestito il quartier generale della loro battaglia proprio all'interno degli studios (sull'ingresso dell'edificio da giovedì campeggia lo striscione "Cinecittà occupata"), hanno aderito tutti i partiti di opposizione. «Mi auguro che si possa riaprire in qualche modo un confronto sulle finalità e il destino del sito, sapendo che il principale interlocutore è il governo » ha auspicato il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti. E anche molti leader nazionali si sono dimostrati solidali con le maestranze in sciopero e con i tre lavoratori saliti sul tetto di Cinecittà e in sciopero della fame. «Il governo non può lavarsi le mani di fronte a uno dei più importanti luoghi di produzione culturale del Paese attacca il presidente del-l'Idv, Antonio Di Pietro serve un intervento immediato dei ministri Ornaghi e Fornero per evitare l'ennesimo colpo all'identità e alla speranza di sviluppo del nostro Paese». A sollecitare un intervento delle istituzione è anche il leader Sel Nichi Vendola. «Il governo non può stare a guardare sottolinea Vendola gli studios di via Tuscolana sono un simbolo del cinema italiano, famoso nel mondo per la qualità delle sue maestranze». Intanto, in Parlamento il deputato del Pd, Roberto Morassut, ha depositato una mozione, firmata anche dal Pdl Rampelli, per il rilancio e la tutela degli stabilimenti di Cinecittà, dell'Istituto Luce e del centro sperimentale di Cinematografia. «È inaccettabile che uno dei simboli della cultura italiana nel mondo venga condannato a una consunzione certa sottolinea Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma e del Lazio i lavoratori rischiano concretamente il loro posto e chiediamo pertanto alle istituzioni locali di contribuire a trovare subito soluzioni compatibili con la storia e la tradizione del sito». Nel coro di voci che si sono levate a difesa delle maestranze di Cinecittà e degli studios non mancano gli esponenti del Pd. «Se è vero che l'80 della società è ormai privata, non solo rimane un 20 in mano pubblica- ricorda il senatore del Pd, Vincenzo Vita- e la società guida Istituto Luce-Cinecittà è intregralmente in una delle società del Tesoro. Quindi, non ci sono alibi e facciamo appello al governo affinché batta un colpo».