La sempre più incredibile storia della Biblioteca dei Girolamini è una storia di cose, e persone, fuori posto. Fuori posto era, naturalmente, Marino Massimo De Caro: come consigliere del Ministro per i Beni Culturali. E assai di più come direttore dei Girolamini. Fuori posto erano anche i bibliotecari dei Girolamini Maria Rosa e Pier Gianni Berardi: letteralmente, perché pur essendo tra le poche persone a posto in questa storia, un posto fisso lo aspettano da quasi quarant'anni. Fuori posto sono, ahinoi, finiti i libri: e non solo perché migrati in collezioni private e magazzini di case d'asta, ma anche perché strappati dalle collocazioni e dagli scaffali, con un danno che molti stentano a comprendere, ma che rischia di non esser meno grave di quello inferto dai furti. Fuori posto è l'invocazione dell'immunità parlamentare per evitare perquisizioni di carabinieri che cercano libri rubati. All'inizio di questa storia qualcuno disse e scrisse che si trattava di una manovra politica per colpire De Caro in quanto stretto collaboratore di Marcello Dell'Utri. C'è ancora qualcuno che lo crede? Se così non è, sarebbe bene evitare che il laticlavio coprisse cose che con il mandato parlamentare non hanno nulla a che vedere. Fuori posto sarebbe la Curia di Napoli, se davvero pretendesse la gestione di parte del complesso dei Girolamini: Via Duomo era evidentemente tanto larga da impedire la comprensione di ciò che stava succedendo dall'altra parte della strada. Ora è bene che non si accorci, e che lo Stato provi a dimostrare di essere all'altezza del proprio ruolo. Il gusto di ciascuno può, poi, giudicare quanto la festa di matrimonio del consigliere comunale pdl Stanislao Lanzotti sarebbe stata al proprio posto nei Girolamini per metà sotto sequestro. Ma certo è fuori luogo che il Ministero per i Beni Culturali continui a lavarsene le mani. Il nuovo conservatore, Umberto Bile, ha dichiarato che ha chiesto al Ministero di valutare l'opportunità di fare svolgere tale ricevimento, senza tuttavia ottenere alcuna risposta. Ci sono volute le critiche dei giornali per indurre, infine, il Collegio Romano a ricordarsi che i Girolamini sanguinano ancora, e dunque a rimangiarsi l'autorizzazione. Ennesima figuraccia, certo non la più grave, di un Mibac senza nocchiero, e in gran tempesta. Assai fuori posto, infine, mi pare la 'lettera dal carcere' di De Caro che «Il Mattino» ha stampato domenica. Si poteva decidere se pubblicarla o no, e buone ragioni militavano su entrambi i fronti. Personalmente l'avrei trascritta per intero, mettendola puntualmente a confronto con i dati noti e dando così al lettore gli strumenti per contestualizzarla e comprenderla. Non riesco invece a capire la scelta di stampare una fotografia parziale, ma perfettamente leggibile a occhio nudo di un manoscritto in cui De Caro afferma (ovviamente senza citare l'ombra di una prova) che il procuratore Giovanni Melillo starebbe difendendo «chi si è preso diecine di volumi» prima del suo arrivo, o chi li «ha messi all'asta». O, ancora, starebbe coprendo «importanti intellettuali napoletani, che hanno firmato la petizione» contro di lui, e che «nelle loro collezioni potrebbero avere libri che vengono dai Girolamini». O, addirittura, «mogli di ex notai napoletani che sicuramente hanno avuto importanti manoscritti (quali?) dai Girolamini, e sarcofagi medievali provenienti dal Duomo». Per concludere: «Perché Melillo non vuole sapere la verità?» A chi giova veicolare acriticamente la prima puntata di un simile 'pizzino', denso di minacce, insinuazioni, allusioni e assai poco velati insulti al procuratore che cerca di rimettere le cose al loro posto?
NAPOLI - GIROLAMINI. Quella lettera di De Caro
La Biblioteca dei Girolamini a Napoli è stata oggetto di una serie di eventi strani e fuori posto. Marino Massimo De Caro, consigliere del Ministro per i Beni Culturali, era direttore della biblioteca e aveva un posto fisso per quasi 40 anni. Tuttavia, De Caro è stato rimosso e i libri della biblioteca sono stati migrati in collezioni private e magazzini di case d'asta. I bibliotecari Maria Rosa e Pier Gianni Berardi hanno anche perso il loro posto. Il Ministero per i Beni Culturali ha cercato di evitare perquisizioni dei carabinieri che cercano libri rubati, invocando l'immunità parlamentare. La Curia di Napoli ha anche cercato di evitare di gestire il complesso dei Girolamini.
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