E di questi giorni la notizia che la linea ro-ropax della Minoan non toccherà più Venezia e subito è giustamente esploso il problema della perdita del lavoro di almeno undici addetti. Per la storia Minoan e Strinzis erano due compagnie armatoriali portate con fatica a Venezia nel 1995, quando il sottoscritto era direttore commerciale e l'amm. Depalo commissario dell'Autorità Portuale. Un problema occupazionale così limitato ha giustamente sollevato la preoccupazione di tutti quelli che hanno un minimo di sensibilità, pochi però sembrano preoccuparsi delle problematiche occupazionali che si andrebbero a creare ove, giocando sull'emotività e non sulla logica e sugli studi dei veri tecnici ed esperti, fossero allontanate le navi della Costa e della MSC da Venezia Marittima. Premesso che è dimostrato che è possibile gestire in sicurezza e senza danni ambientali il transito e la sosta delle navi, che il problema è più che altro estetico, che i contestatori che scrivono sono per lo più insegnanti magari universitari, che hanno la presunzione di tenere lezione senza avere esperienze gestionali, forse se i veneziani sapessero che la perdita delle navi crociera in favore dei porti di Trieste e Ravenna, o piuttosto Capodistria, perché a Marghera queste navi non andranno mai (ex raffineria, Fusina, Dogaletto, ecc.) comporterebbe la perdita diretta, del collaterale e dell'indotto di oltre tremila posti di lavoro, con riflessi enormi anche sul porto commerciale ed industriale di Marghera per il conseguente incremento del costo già alto dei servizi tecnico-nautici di rimorchio, ormeggio e pilotaggio. Ripeto se i veneziani avessero coscienza di ciò certamente prenderebbero metaforicamente a calci sul sedere tutti coloro che, dall'alto del loro garantito, comodo e ben retribuito posto pubblico, contribuiscono a seminare inutile allarmismo. Una volta, quando eravamo seri, i problemi venivano evidenziati e quindi ricercate le soluzioni valide e compatibili, per le moderne navi crociera le soluzioni valide ed ottimali non sono certo quelle di allontanarle ma pretendere vincoli stretti alla velocità di transito, all'uso attivo dei rimorchiatori, all'uso di combustibili poco o nulla inquinanti, all'uso dell'energia elettrica fornita da terra durante la sosta in banchina. Non credo che, in un momento così difficile per l'occupazione e l'economia, i veneziani veramente responsabili possano permettersi di chiedere di eliminare migliaia di posti di lavoro. Aiutiamo quindi concretamente questo nostro porto in tutte le sue componenti, passeggeri, commerciale, industriale e petroli, rilanciamo l'Arsenale in modo intelligente e non certo come sterile contenitore muse-ale, non vorrei che scelte assurde, dettate dall'emozione indotta o da esigenze politico-elettorali, portassero alla realizzazione di quanto negativamente ipotizzato dai nostri padri negli anni Settanta e cioè che Venezia venga ridotta a città fatta di cameriere e ruffiani. cap. Pier Luigi Penzo ex dirigente Autorità Portuale