«Una foglia di quercia che si allarga sul mare»: era questa la splendida immagine usata da Plinio il Vecchio per descrivere il nostro paese. Quella foglia che possiede il 60 dell'intero patrimonio artistico mondiale, per una serie di fattori, primo fra tutti la miopia politica delle classi dirigenti nazionali di questi ultimi decenni, ora appare malata e deturpata dall'alto rischio idrogeologico, dall'erosione delle coste, dalla speculazione edilizia e dall'illegalità. Il risultato è davanti agli occhi di tutti e per impedire il peggio, occorre correre presto ai ripari. Per il prof. Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, intervenuto al Museo archeologico a una conferenza organizzata dalla Soprintendenza, dalla Scuola Normale Superiore di Pisa e dal Comune di Monasterace, in collaborazione con la delegazione Fai della Locride e della Piana. L'insigne studioso, già direttore della Scuola Normale di Pisa, nel ripercorrere il lungo e complesso iter che, nel corso dei secoli, ha fatto sl che l'Italia fosse il primo Paese nel mondo a prevedere nella Costituzione, la tutela del patrimonio artistico, ha parlato del feroce attacco messo in atto, spesso attraverso leggi regionali, contro principi e valori inviolabili, sanciti dalla Carta costituzionale. Scelte dagli esiti veramente sconcertanti: «L'Aquila, città distrutta dal sisma nel 2009, può essere la metafora di questo processo di degrado civile - ha sottolineato -. Le ragioni? Invece di intervenire seguendo la strada indicata dall'articolo 9 della Costituzione e dal Codice dei Beni Culturali, si è preferita la realizzazione delle new town, con esiti tutt'altro che positivi. A rendere più critica la situazione, per Settis, oltre al taglio continuo dei fondi del ministero dei Beni culturali, la delegittimazione delle Sovrintendenze, escluse dagli interventi sui beni artistici grazie ai maggiori poteri concessi alla Protezione civile. Tanti errori, dunque, aggravati dalla mancanza, di un ricambio generazionale, visto non si fa quasi più nessuna assunzione. Cercare di recuperare una coscienza civile partendo dalla Costituzione, che prevede la priorità del pubblico interesse sul profitto dei privati»: questa la ricetta dello studioso calabrese, che ha ringraziato il sindaco Maria Carmela Lanzetta per l'invito all'incontro che si è concluso con la presentazione del libro Kaulonla, Caulonia, Stilida (e oltre), III. Indagini topografiche nel territorio di M. Cecilia Parra, Antonio Facella. Prendendo di nuovo la parola, subito dopo l'intervento della soprintendente Simonetta Bonomi, Settis ha aggiunto: «Sono trascorsi cento anni da quando Paolo Orsi giunse da queste parti. Per molto tempo abbiamo creduto non ci fosse niente altro su Kaulon, invece dopo le campagne di scavi dell'Università di Pisa, non lo pensiamo più».