"Se al mondo non ti rimangono altro che due soldi, con uno compra un pezzo di pane e con l'altro un giglio». Così recita un antico proverbio cinese, a dimostrazione di quanto la bellezza sia un alimento indispensabile al pari del cibo con cui nutriamo il nostro corpo. Bellezza, arte, cultura: temi che accompagnano la nostra vita. Nel bene e, purtroppo, nel male: dato che l'Italia, e anche Milano, non sanno valorizzare arte e cultura. A differenza della Francia, che ha capito molto bene quanto la cultura non sia solo un cibo spirituale necessario alla crescita dell'individuo, ma un colossale business: l'unico che, anche in futuro, non subirà flessioni. Perché, se è vero che l'Europa è in crisi, è altrettanto vero che Paesi forti, come la Cina, o emergenti, come l'India o il Brasile, riverseranno sul nostro continente folle di turisti che potranno fare solo bene alle magre finanze europee. Il reportage di «Sette», a firma di Gian Antonio Stella, sul nuovo grande museo che sorgerà a Lens, in una ex zona mineraria della Francia, la dice lunga sull'importanza che lo Stato francese attribuisce alla cultura come «volano» per rilanciare l'economia. Un investimento di Zoo milioni di euro: per stimolare l'occupazione e mettere in moto un indotto fatto di hotel, ristoranti, bar, negozi, che potrebbero riversare in pochi anni sul territorio di Lens un miliardo e quattrocento milioni. Questa è lungimiranza, consapevolezza delle proprie risorse culturali. Il museo verrà inaugurato il prossimo 4 dicembre, dopo soli tre annidi lavori. A Milano si parla della «grande Brera» dal lontano 1972 senza fare nulla. Il confronto non ha bisogno di commenti. O, meglio, di uno solo: il nostro Paese, finché non si renderà conto che l'unica sua vera ricchezza sono l'arte e la cultura, non riuscirà mai a uscire dalla crisi. La stessa cosa vale per Milano, che si dibatte da troppo tempo in un vicolo cieco, senza rendersi conto che la soluzione è a portata di mano. Anche per Expo la soluzione ha un nome: cultura. Si rispetti il tema dell'esposizione, «Alimentare il pianeta», ma si pensi soprattutto a potenziare il nostro patrimonio di arte e cultura. Si accantonino progetti colossali e si investa in un ammodernamento dei nostri musei e dei nostri monumenti, si faccia «sistema» con le realtà storiche e artistiche delle altre città lombarde, superando quegli assurdi steccati burocratici che penalizzano i nostri beni culturali. Si pongano Scala e Piccolo al centro di questo «arcipelago culturale» e si chieda la collaborazione delle università su progetti concreti. Si trasformi, finalmente, Milano in una grande città d'arte, moderna, funzionale e accogliente. Che sappia attrarre turisti da tutto il mondo. L'Expo è l'ultima occasione. Stella ricorda come il Louvre, nel 2012, avrà entrate superiori a quelle di tutti i musei, i siti archeologici, i palazzi storici italiani messi insieme. Sono le cifre di un fallimento. Milano potrebbe invertire questa tendenza. Lo faccia: ora o mai più. Il tempo sta per scadere.