Salvatore Settis paragona i beni culturali al petrolio, la fonte di ricchezza dell'Italia, unica e rara. Il vero petrolio di Gela è la cultura! Gela è stata un'importante colonia greca e di questo splendore ne rimangono le suggestive vestigia. Qui morì il grande tragediografo Eschilo; le sue acque ridonano ai nostri occhi stupefatti pezzi archeologici di pregio. «Su la sabbia di Gela colore della paglia mi stendevo fanciullo in riva al mare antico di Grecia con molti sogni nei pugni stretti e nel petto. Là Eschilo esule misurò versi e passi sconsolati, in quel golfo arso l'aquila lo vide, e fu l'ultimo giorno» scriveva il premio Nobel Salvatore Quasimodo. Qui è nato il primo libro di cucina al mondo, frutto del cuoco greco Archestrato. La Gela greca, fondatrice di Agrigento, ha lasciato il passo nel XIII secolo alla federiciana Terranova, rifondata appunto dallo stupor mundi, l'imperatore Federico II. Protagonista dello sbarco anglo-americano, la costa gelese conserva ancora oggi le tracce della fortificazione e degli avamposti della II Guerra Mondiale. Un patrimonio unico dunque, che la città deve saper sfruttare. Organizzando ad esempio un festival annuale sulle grandi tragedie di Eschilo da mettere in scena nel teatro dedicato al grande personaggio greco. Valorizzando ancora la figura di Archestrato con una rassegna che promuova la cucina in generale e la gastronomia locale: a giudicare dal successo di alcuni programmi TV e best seller di cucina l'idea non sarebbe male! La città deve avere presto il Museo della Navigazione antica e il ritorno delle navi greche dall'Inghilterra deve essere celebrato come il ritorno della Venere di Morgantina ad Aidone. Il petrolio ha ferito questa città, ma bisogna puntare adesso sulla vera ricchezza di Gela: la sua storia. Il petrolio tuttavia potrebbe diventare l'oggetto di un apposito museo, come quello che gli arabi vogliono realizzare ad Abu Dhabi. Occorre pensare in grande per una città che è stata grande! 04072012