La politica delle belle arti e le politiche per il Sud sono molto delicate: ad incrociarle demagogicamente il risultato può essere perverso. È il caso del 'Progetto pilota strategico Poli museali d'eccellenza nel Mezzogiorno' (Mumex), lanciato nel 2008 dal Ministero per i beni culturali e da quello per lo Sviluppo Economico. In parole povere, i più fortunati tra i molti musei meridionali candidati verranno trasformati in 'eccellenze'. Ad oggi sono state completate le progettazioni preliminari per i poli di Sassari-Porto Torres, Taranto, Melfi-Venosa e Sibari, mentre si apprende che quelle per i poli di Napoli e Palermo sono in corso. A leggerne i documenti, viene da credere che il Mumex sia l'ennesimo carrozzone assistenziale che cambierà solo le etichette. Ma proviamo a prenderlo sul serio, visto il suo finanziamento di oltre 35 milioni di euro (erogato in un momento in cui i musei non hanno letteralmente i soldi per la carta igienica). Ebbene, perché puntare proprio sul fumoso, retorico e modaiolo concetto di 'eccellenza'? L'obiettivo appare quello di lacerare un tessuto ambientale e culturale già provato per isolare e rendere più 'vendibili' singole istituzioni museali. Ancora una volta si tratta di una pura e semplice 'importazione' di modelli preconfezionati: in questo caso di quello nefasto dei Poli museali separati dal territorio, che tanti danni ha fatto al Centro e al Nord. Può darsi che tutto questo finisca per adeguare il patrimonio artistico meridionale allo standard nazionale. Ma non sarebbe una buona notizia. PS: Questa rubrica si apriva, il 25 giugno del 2010, con il pezzo qua sopra ristampato. Mercoledì scorso c'è stata una nuova riunione Mumex: a parte i dettagli, il commento di due anni fa resta perfettamente attuale. «Scrivo da sempre lo stesso identico articolo», diceva Antonio Cederna