Assemblea di Confindustria: "Lo Stato paghi le imprese" Assemblea generale a Bari con il presidente nazionale: "Non sono un catastrofista, ma sono preoccupato da questa crisi infinita" Confindustria: "Modello Puglia" Squinzi: "Lo Stato paghi i 17 miliardi di debiti alle aziende del Sud" GIORGIO Squinzi, presidente di Confindustria, partecipa a Bari all'assemblea annuale della confederazione. Insieme con il vicedirettore generale della Banca d'Italia Salvatore Rossi, celebrano i successi ottenuti in questa regione nonostante la crisi: «Proprio la Puglia è la conferma che possiamo farcela ». Ma la situazione generale «è preoccupante»: «Le imprese del Sud vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione, per oltre 17 miliardi». E' Michele Vinci, capo di Confindusitra Bari e Bat, a raccontare numeri alla mano il "modello Puglia". E il vicepresidente nazionale Alessandro Laterza, avverte: «Sì ad agricoltura, turismo e beni culturali. No alla deindustrializzazione del Mezzogiorno». È LA prima volta di Giorgio Squinzi in Puglia: a Bari, veste i panni dell'ospite d'onore per l'assemblea annuale della confederazione organizzata a Villa Romanazzi Carducci. Il numero uno degli industriali, ma anche il vicedirettore generale della Banca d'Italia Salvatore Rossi celebrano i successi ottenuti in questa regione, nonostante una «crisi apparentemente senza fine». «Proprio la Puglia» sottolinea Squinzi «è la conferma che possiamo farcela ». Sì, è vero: «Per dirla alla barese, presidente, l'aria è amara» scuote la testa l'editore Alessandro Laterza, vicepresidente a Viale dell'Astronomia nonché responsabile del comitato Mezzogiorno. Squinzi non se lo lascia ripetere due volte, e rilancia: «Mi accusano di essere catastrofista. Ma io sono semplicemente, realista. La situazione economica peggiora, continuamente. E' il motivo per cui siamo estremamente preoccupati». Preme sulla necessità di «rimettere in moto l'industria manifatturiera », Squinzi. E perché «la pubblica amministrazione paghi i debiti in tempi ragionevoli. Le imprese del Sud vantano crediti per oltre 17 miliardi. Una condizione, questa, indegna di un Paese civile». Un Sud che, come faceva notare il neo segretario della Lega Nord, è «la nostra Grecia». Macché. «Io credo» replica Squinzi e risponde per le rime a Roberto Maroni «che nel Sud vi siano tante opportunità e la stessa Puglia dimostra di essere in grado di crescere e di creare occupazione». A snocciolare i grani di un rosario miracoloso, è il presidente di Confindustria Bari e Bat Michele Vinci: il fatturato industriale migliora del 3, l'export del 18, il turismo del 4, ci sono 12mila occupati in più rispetto al 2010 ancorché si tratta di «un incremento che recupera solo in parte il calo degli anni precedenti». L'altra faccia della medaglia, osserva Vinci, è che calano gli investimenti, hanno l'affanno i settori dell'edilizia e del mobile imbottito, giovani e donne stentano a trovare un lavoro. Proposte? Innanzi tutto c'è l'esigenza di stabilire un «dialogo costruttivo con le istituzioni» perché possa essere siglato «un patto per uscire da questa crisi. Un patto per l'economia, a cominciare dal manifatturiero» insiste Vinci. Rossi va per le spicce: «Abbiamo un problema di produttività » da un capo all'altro del Belpaese. «Va avanti così da almeno quindici anni. Il plotone si è sgranato e la pattuglia di testa è troppo piccola. Ecco la ragione per cui gli inseguitori devono cercare quanto prima di raggiungerla ». In pole position figura spesso e volentieri il tacco d'Italia, la dimostrazione che «è possibile, si può fare». Ma il resto del Meridione arranca. Laterza avverte: da queste parti «è molto importante sviluppare agricoltura, turismo e beni culturali. Ci mancherebbe altro. Ma non per questo possiamo puntare alla deindustrializzazione del Mezzogiorno. Perché devi essere adeguatamente robusto se vuoi recitare da soggetto protagonista sulla scena italiana e europea».