Le idee L'URBANISTICA è un tema vitale per la città, per la sua bellezza, per la sua vita e per la sua economia. Per questo sarebbe necessario discuterne sotto molti profili, ed in maniera non estemporanea. Personalmente condivido molte delle suggestioni proposte su queste pagine dal presidente degli Architetti, Fabio Barluzzi, che ha criticato l'utilizzo tattico del Comune di Firenze sul Piano Città previsto dal decreto sviluppo (chiedere 17 milioni di euro per fare un giardino ed un parcheggio al Teatro dell'Opera) a scapito di un utilizzo strategico che avrebbe dovuto portare, invece, ad individuare le priorità di una riqualificazione urbana. Anche su un piano tattico, comunque, avrei optato per ben altre priorità: non dobbiamo dimenticarci, infatti, del grande tema irrisolto di Firenze, che è quello della tramvia, al quale andrebbe destinato ogni centesimo di finanziamento pubblico, tanto più dopo l'obiettivo successo della Linea 1. Allargando l'orizzonte penso che oggi dovremmo pensare seriamente alla riqualificazione di alcune periferie, quali Le Piagge e Sorgane, ed a completare il riassetto di Novoli, dove un grande impulso è stato dato grazie al polo di San Donato, che rappresenta l'unico vero intervento urbano degli ultimi decenni. BARLUZZI cita inoltre molti esempi, tra cui tra cui l'ex Manifattura Tabacchi e San Salvi. Li ricordo (e ce ne sarebbero altre decine, si pensi solo al demanio militare) per sollevare un altro tema, che è quello delle dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico. Oggi, si tratta di una priorità ove si voglia ridurre il debito (evitando di ammazzare l'economia con un ulteriore inasprimento fiscale), ma rappresenta anche una importante questione politica. La Manifattura, infatti, è già stata venduta, oltre 10 anni fa. Il gruppo che la ha acquistata adesso è in crisi, ma resta il fatto che la gestione degli strumenti urbanistici da parte del Comune non ha mai dato modo all'impresa di avviare i lavori. E chi oggi farebbe un investimento del genere senza sapere quando potrà averne un ritorno effettivo? In sostanza, chi può essere interessato a comprare l'immobile dove si trova il Teatro Comunale se non sa cosa potrà farci? E quale banca sarà disponibile a finanziare l'investimento? Il risultato è un mercato immobiliare pubblico bloccato, se non per le briciole. Non dobbiamo nasconderci, ancora, che l'indeterminatezza di cosa si vende (ovvero di cosa si può fare su ciò che si compra) è poi il fulcro di quello che nelle cronache è definito il "sistema Penati": i profitti non sono trasparenti ma contrattati successivamente all'acquisto, ovvero il valore di quello che compro non è nella base d'asta ma si crea successivamente, dando spazio ad una zona grigia che non porta benefici alla comunità ma solo a singoli. San Salvi, che ancora è in mano pubblica, può diventare un caso virtuoso ed una grande scommessa. Il complesso è della Azienda Sanitaria, ovvero della Regione, che ha fatto fortissimi investimenti in edilizia sanitaria nell'area fiorentina, e sarebbe probabilmente interessata a vendere. Un'area immensa che, se ben progettata, può diventare un quartiere bellissimo. Qui serve il concorso di idee, la presentazione di progetti belli e ambiziosi, un dibattito pubblico animato. Ancora è necessaria la consapevolezza che se le istituzioni del territorio Comune, Provincia e Regione si muovono insieme con efficacia la vendita di San Salvi ai privati può significare al tempo stesso una entrata per la Sanità regionale, una opportunità di riqualificazione urbana ed una occasione di sviluppo economico per la nostra città, visti gli investimenti che comporterebbe. Il sindaco ha ben presente che quando è riuscito a sconfiggere quella che genericamente possiamo chiamare "burocrazia" si sono creati posti di lavoro ed opportunità economiche. Alcuni dei luoghi citati da Barluzzi, forse tutti, possono al tempo stesso costituire entrate per i nostri enti pubblici, sia occasioni di investimento privato. Ci sarebbero vantaggi per tutti, a condizione però che si affrontino quei nodi che oggi impediscono di vendere aree immobiliari al meglio e che si sappia subito a cosa saranno destinate. La normativa non facilita certo il lavoro dei nostri enti territoriali, ma è necessaria l'ambizione e la determinazione per affrontare seriamente questi problemi. Per Firenze.