A sollevare il caso il presidente dell'Archeodub Riccardo Fioretti:"Così perdiamo delle occasioni importanti per il futuro". TUSCANIA - Lo sviluppo di Tuscania passa solo attraverso la valorizzazione dei suoi beni e tra questi di straordinaria importanza ci sono quelli archeologici. Riccardo Fioretti, il segretario dell'Archeoclub, non ha dubbi: stiamo perdendo occasioni importantissime. E spiega quali sono le sue preoccupazioni. "Tuscania dal punto di vista turistico sta per diventare il fanalino di coda della Tuscia. Con la firma del protocollo di intesa fra i comuni di Tarquinia e Cerveteri, la Regione ed il ministero dei Beni culturali è stato avviato il comprensorio archeologico che sta per essere inserito nell'elenco del patrimonio mondiale dell'Unesco, fortemente voluto dalla Pro Perento. Da ciò Tuscania è rimasta fuori come l'ultima enclave di un perfetto immobilismo e il simbolo delle occasioni perdute". Ma le iniziative avviate lasciavano intendere ben altra cosa in termini di sviluppo turistico, o no? "Le premesse sono state ottime, è dal 1996 che è giuridicamente in essere la volontà di creare una Riserva naturale avente forti connotati di Parco archeologico. Inoltre 1999 un disegno di legge del Governo ha stabilito che la nostra città è una tra quelle di notevolissimo interesse archeologico da tutelare e valorizzare. Dopo di ciò il nulla". Quali sono allora gli ostacoli che permangono? "Tutti sappiamo in quale ginepraio di lungaggini burocratiche e di deprimenti polemiche si sia dissolto il progetto della Riserva naturale. Tutti sappiamo in quale deprecabile stato versi il nostro ingente e prezioso patrimonio archeologico. Nonostante una timida ripresa nello scorso anno, non c'è da meravigliarsi allora se i dati sul turismo sono all'insegna di una preoccupante flessione. E' necessario prendere atto, anche se con amarezza, che il tentativo di rianimare il settore con la sessione estiva dell'Arts Accademy di Roma si sia rivelata una cattedrale nel deserto, forse perché troppo elitaria, non rivolta quindi alle esigenze ed alle richieste del turismo di massa". Come può l'archeologia attivare un circolo virtuoso che possa aiutare lo sviluppo turistico? "Ho la netta sensazione che ci si sta chiudendo in una torre d'avorio, rinunciando alla promozione dei nostri siti archeologici e continuando ad essere sordi agli appelli delle associazioni di volontariato locale come il Gat e l'Archeoclub. Se attuate, le nostre proposte potrebbero trasformarsi in una miniera d'oro inesauribile che darebbe notevoli opportunità occupazionali". Chi dovrebbe gestire questo progetto di sviluppo basato sull'archeologia? "A veicolare il tutto dovrebbe essere un Ente parco legato alla riserva naturale in collaborazione con la Pro Loco alla quale dovrebbero fare capo tutte le associazioni locali. Si dovrebbe percorrere con intelligenza la strada della costituzione di una società a capitale misto pubblico -privato, sulla falsa riga della Val di Cornia Spa che opera in Toscana. Con il salto di qualità fatto da Vrterbo e Tarquinia o ci si adegua, cambiando completamente mentalità sull'idea dello sviluppo locale, oppure rischiamo definitivamente di rimanere marginali ai processi di sviluppo in atto nel nostro territorio". Di chi sono le responsabilità di tutto questo? "La colpa non è soltanto dei politici e dell'intellighentia locale, bensì dell'intera comunità spesso troppo superficiale e poco lungimirante quando si tratta di dare impulsi e idee che riguardano il futuro".