Folle di ubriachi e punk a bestia, a minacciare le nostre chiese, la nostra memoria, le nostre opere d'arte in Santo Spirito. E dentro la Basilica, nel cuore dell'Oltrarno, quattro frati anziani asserragliati, in attesa che qualcuno ascolti le richieste d'aiuto. Commuove don Ivan, quando dall'altare si rivolge ai fedeli «Dovremmo accogliere questi sbandati, ma non ne abbiamo la forza. Noi siamo pochi e loro sono tanti». Che succede a Firenze? Già perché Santo Spirito è il caso più eclatante, ma le stesse vicende le si rivivono sui sagrati delle altre basiliche. Santa Croce ha conosciuto offese molto simili in un passato recente e Santa Maria Novella non è stata da meno. E poi San Lorenzo. Anche qui accade un po' di tutto, quando le bancarelle del mercato lasciano spazio a chi ha bisogno del buio per rivelarsi. Perfino il Duomo non è esente da rischi, lo sappiamo. E' come se, all'improvviso, i luoghi della nostra fede e della nostra identità, ormai da tempo abbandonati agli sguardi frettolosi dei turisti, siano diventati fortezze da abbattere. I barbari ci provano, è un po' il loro mestiere. Ma il problema non sono loro, siamo noi il problema. Noi che non abbiamo più voglia, ne coraggio, ne cultura, né fede sufficiente a difenderle. E' come se quei luoghi non ci appartenessero. O ci servono solo per farne commercio? Quindici, dieci anni fa, davvero ci sarebbe stato bisogno dei vigili urbani col fischietto, per tenere lontani da una storica chiesa blasfemi disturbatori? Che cosa sono per noi queste basiliche? Chi ricorda, ad esempio, che in Santo Spirito un teologo come padre Ciolini ed il suo amico Cacciari, fino a poco tempo fa riunivano le menti laiche e religiose migliori d'Europa? Qui, nel nome di Sant'Agostino, uomini di fede e filosofi, con pari onesta intellettuale, hanno cercato fino a ieri un punto in comune che consentisse di dare speranze ad una civiltà agonizzante. Sono usciti sconfitti? Si direbbe di sì, a vedere quello che accade nella piazza. Ebbene, se un filo rosso unisce i luoghi della nostra identità, e parimenti li minaccia, forse dovremo ammettere che abbiamo buttato in Arno non solo la memoria e la fede, ma insieme, è caduto nell'acqua anche il rispetto di noi stessi. Dover ricorrere alla chiusura per salvarli, i tesori costruiti per noi, per il piacere estetico e dell'anima della gente comune, è infatti una sconfitta. Per tutti. Né interessa che lo capiscano gli amministratori, sarebbe più importante lo capissero i fiorentini. Certo, ne faranno un museo, un altro museo nella città museo. Metteranno il biglietto d'ingresso e tutto in apparenza sarà risolto. Era questa la segreta speranza di qualcuno? Forse non ci sono altre soluzioni e la Curia è d'accordo. Eppure quella scelta è umiliante. La gente della zona la subisce. Ma si consoli, il problema non è di un quartiere o di una piazza. E' un problema diffuso. Distruggendo a colpi di maglio i valori della memoria, e la civile, spontanea partecipazione alle sorti comuni, ce la siamo voluta. Metteranno il ticket d'ingresso e tutto quanto sembrerà risolto
Chiudere la basilica è una sconfitta per i fiorentini. Difendiamo i luoghi della nostra fede
In Firenze, le chiese e le basiliche sono state oggetto di attacchi e vandalismo. A Santo Spirito, un gruppo di ubriachi e punk ha minacciato le opere d'arte e la memoria della città. I frati anziani sono stati costretti a nascondersi. Il don Ivan ha espresso la sua preoccupazione, ma non è stato ascoltato. Le stesse vicende si sono verificate in altre basiliche, come Santa Croce e Santa Maria Novella. Il problema non è solo di un quartiere o di una piazza, ma è un problema diffuso che coinvolge tutta la città. Le chiese e le basiliche sono diventate "fortezze da abbattere" e la gente ha perso la voglia e il coraggio di difenderle.
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