TRE eventi, nell' ultima settimana, hanno riaperto il dibattito intorno alle questioni che riguardano la condizione attuale e il futuro dell' Albergo dei poveri: innanzitutto l' intervista di un' erede della dinastia dei Borbone che lamenta lo stato di abbandono in cui versa il mastodontico edificio settecentesco; inoltre, dopo dieci anni di silenzio, un convegno coordinato dall' Ufficio Recupero Albergo dei poveri sulle attività di restauro passate e recenti tra i cui relatori figuravano anche gli storici Fabio Mangone e Alessando Castagnaro; infine, la recente notizia riportata dalla stampa cittadina riguardante la proposta del sindaco Luigi de Magistris di riattribuire all' edificio di Ferdinando Fuga la sua originaria funzione di casa per l' ospitalità dei più poveri trai poveri. Se la prima circostanza, ovvero quella legata all' amarezza dell' ultimo erede del re Carlo nel constatare la perdurante mancanza di prospettiva che avvolge l' Albergo dei poveri, può apparire, nella sua pur condivisibile denuncia, come un estemporaneo sfogo di un turista d' élite, viceversa gli altri due eventi appaiono maggiormente determinanti per il destino dell' ex reclusorio o ex serraglio borbonico. P un cimitero simile a quello delle 366 fosse e, in copertura, un tetto a falda inclinata. "Scoperte", peraltro, non sostenute da alcuna documentazione storica. A tal proposito una domanda si pone perentoria. Secondo quali criteri si sta restaurando l' Albergo dei poveri, edificio importantissimo non solo per Napoli ma per chi ha a cuore il patrimonio culturale e architettonico della febbricitante civiltà occidentale?È sbagliato chiedere di riaprire una riflessione su temi di questa importanza? Giro la domanda ai cittadini di Napoli, alle istituzioni culturali della città e, in ultimo, ma non da ultimo, al sindaco Luigi de Magistris. Ovvero la giro soprattutto a chi, con una buona dose di coraggio, ha ipotizzato di destinare alcuni spazi dell' Albergo dei poveri ai senza fissa dimora, agli immigrati e agli indigenti. Proposta che mi vede in disaccordo se la funzione prevista dal sindaco resta così esclusiva e netta. Viceversa molto interessante se articolata secondo un programma maggiormente inclusivista e tendente a implementare l' ospitalità dei meno abbienti all' ospitalità di studenti e studiosi; di coniugare la possibile accoglienza negli spazi silenziosi delle corti interne con la necessità di destinare alcuni ambiti già restaurati a laboratori per mestieri e arti sia tradizionali e sia innovativi; di prevedere alcuni spazi a fruibilità partecipativa ipotizzando, al contempo, la semplice messa in sicurezza dei tanti metri quadri e metri cubi dell' edificio settecentesco senza attribuire, forzatamente, nuove funzioni. Gli scavi archeologici di Pompei detengono esclusivamente una funzione testimoniale e culturale eppure attirano turisti innescando un indotto economico notevolissimo. Perché alcune aree dell' Albergo dei poveri non possono essere considerate, semplicemente, come ambiti spaziali da cui ammirare le membrature incompiute di uno splendido rudere capace di sprizzare gloria architettonica da tutti i pori delle sue pietre? Spese minori, alterazioni progettuali minori, ambizioni minori. Desiderata minori, ma forse più realistici di una generale e costosa rifunzionalizzazione globale che le condizioni, attuali e prossime, dell' economia occidentale renderebbero, comunque, una irraggiungibile chimera. rocediamo con ordine. Nel convegno, tenutosi all' interno dell' Albergo dei poveri, chi scrive, in qualità di studioso dell' edificio nonché autore del progetto preliminare posto alla base del bando di progettazione esecutiva del lontano 2001, ha ricordato che il valore del disegno originario predisposto da Ferdinando Fuga è da individuare proprio all' interno di quelle caratteristiche "ostiche" che, per tutto il Novecento, avevano determinato una generalizzata considerazione negativa del monumento. Una riattribuzione di valore elaborata in conseguenza degli studi del filosofo francese Michel Foucault che, nel 1975, attraverso le pagine del suo memorabile saggio di antropologia urbana Sorvegliare e punire, affermava che determinate tipologie architettoniche settecentesche - come il panopticon, i falansteri, i manicomi o le case per i poveri - assumono le sembianze di un potere che non si cala più nella società dall' alto, bensì la pervade dall' interno determinando le basi della moderna società razionalmente organizzata. Una nuova idea di governo delle masse che si pone in modo del tutto diverso rispetto al tradizionale rapporto tra governante e governati ovvero privilegiando, piuttosto che la sopraffazione, soprattutto la cura della vita, della sicurezza e della salute della popolazione meno abbiente. Apparentemente ciniche, sicuramente inquietanti ed eterotopiche, le tre architetture sociali di Ferdinando Fuga - Albergo dei poveri, Cimitero delle 366 fosse e Pubblici granili - tentavano di dare una risposta alla dilagante richiesta di aiuto dei poveri, dei vagabondi e dei senza fissa dimora nella Napoli della seconda metà del Settecento. Una risposta che, per la dogmaticità delle condizioni poste alla base del progetto dell' Albergo dei poveri, ne resero irrealizzabile la costruzione secondo il progetto originario a cinque corti. Sulla scorta di tali studi la rilettura critica dell' edificio e il relativo progetto preliminare del 2001 cercavano di riattribuire non solo valore, ma anche significato civico a una delle realtà architettonichee urbanistiche più importanti d' Europa. Tale esperienza, capace di incrociare la ricerca con la realtà, è stata offerta alla città di Napoli, grossomodo dal 1997 al 2002, attraverso il volontariato culturale non solo di chi scrive ma anche di Renato Sparacio, Francesco Lucarelli, Daniele del Giudice e Mimmo Jodice ovvero di un architetto, un ingegnere, un economista, uno scrittore e un fotografo. In quel lustro gli oggetti eterotopici di Ferdinando Fuga dismisero la loro veste di edifici ostici e divennero, finalmente, edifici della città e dei cittadini. Purtroppo, dopo di allora, nessun racconto sull' Albergo dei poveri è stato proposto alla città né, tantomeno, vi sono stati aggiornamenti sui lavori di restauro da parte dell' attuale gruppo di progettazione non presente, se non attraverso una collaboratrice locale, al convegno di martedì 26 giugno. Data che ha coinciso, tra l' altro, con il ventottesimo anniversario della scomparsa di Michel Foucault avvenuta il 26 giugno 1984 a Parigi. Un assenza resa ancora più evidente dalle vaghe ragioni metodologiche portate a supporto delle tecniche di intervento di restauro in atto e dalle presunte "scoperte" annunciate in pubblico dalla rappresentante dell' équipe di progettazione, secondo la quale Fuga avrebbe realizzato nel seminterrato dell' Albergo dei poveri