Nuove verifiche della procura: chi l'ha demolito? La difesa L'architetto: cambiate vasche e cucina, tutto è stato fatto d'accordo con la Soprintendenza Quattro persone iscritte sul registro degli indagati. L'inchiesta sui restauri del caffè Quadri fa un altro passo avanti. Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Mastelloni ha infatti individuato i presunti responsabili dei reati previsti dal codice dei beni culturali del 2004, che puniscono chi interviene su beni vincolati. E spunta anche il «giallo» di un muro che è sparito rispetto alle piante originali: ora la procura di Venezia sta cercando di capire se si tratta di un intervento antecedente al restauro dello storico caffè di piazza San Marco oppure se va anch'esso contestato alla nuova gestione. Mastelloni ha incaricato la polizia municipale di San Marco di fare tutte le verifiche del caso e di presentargli poi una relazione. In procura le bocche sono cucite, ma è evidente che tra gli indagati potrebbero esserci non solo i proprietari del locale che dallo scorso anno è in mano ai fratelli Alajmo, Massimiliano e Raffaele, già titolari del celeberrimo «Le Calandre» di Rubano (Padova) ma anche i professionisti che hanno seguito i lavori. Tutto parte dal fatto che sul Quadri ci sarebbero due decreti di vincolo storico architettonico e dunque il bene rientra sotto le regole del decreto legislativo 42 del 2004. Per esempio l'articolo 169 del codice punisce chi «senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali». Gli Alajmo e anche il loro architetto Nicola Randolfi hanno sempre replicato di aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie, ma è proprio su questo aspetto che il magistrato vuole fare chiarezza, in particolare sull'ok da parte della Soprintendenza. Da approfondire è soprattutto la storia del muro, su cui c'è il sospetto di un abbattimento illecito. «Siamo qua, a completa disposizione della magistratura. Chiunque voglia venire a vedere i lavori, faccia pure. , aveva detto Raffaele Alajmo in febbraio, quando era emersa la notizia dell'indagine. Ieri Alajmo era all'estero. «Tutto è stato fatto di concerto con la Soprintendenza, abbiamo semplicemente rifatto le "vasche" e la cucina - aveva specificato Randolfi - niente altro è stato toccato. In 35 anni di attività, e ho lavorato a lungo anche per il ministero dei Beni culturali, è la prima volta che mi accade una cosa di questo tipo». L'architetto aveva anche negato che il problema fosse quello degli arredi. «Mica erano vincolati - era sbottato - Abbiamo un bancone nuovo, ma abbiamo dovuto cambiarlo perché l'altro era finito sott'acqua decine e decine di volto. Mastelloni però non pare essere rimasto troppo convinto da queste spiegazioni, tanto che in aprile aveva mandato i vigili di nuovo per un sopralluogo, in seguito al quale erano state iscritte sul registro degli indagati le prime due persone. Nei giorni scorsi il numero degli indagati è salito a quattro. Mastelloni era stato colpito in prima persona da quegli interventi che hanno trasformato lo storico locale in una sorta di «cicchetteria». D'altra parte però il piano dei fratelli Alajmo non era segreto: «L'obiettivo è di farne anche un caffè per i veneziani. Ci sarà un bancone con cicchetti e il caffè costerà come negli altri posti».
VENEZIA - Quadri, muro fantasma ci sono quattro indagati.
La procura di Venezia sta indagando su un'inchiesta sui restauri del caffè Quadri. Il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni ha individuato i presunti responsabili dei reati previsti dal codice dei beni culturali del 2004. Tra gli indagati ci sono i proprietari del locale, i fratelli Alajmo, e i professionisti che hanno seguito i lavori. La Soprintendenza ha confermato di aver autorizzato i lavori, ma Mastelloni vuole fare chiarezza sull'aspetto. Il muro che è sparito rispetto alle piante originali è un altro punto di indagine. Mastelloni ha incaricato la polizia municipale di San Marco di fare tutte le verifiche del caso e di presentargli una relazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo