UNO dei suoi ultimi atti, oltre a sollecitare la Regione a chiudere l'esperimento del Piano Casa, è stato quello di "ricordare" agli architetti del progetto per la cosiddetta Finale 2, ovvero il contestato insediamento residenziale che dovrà prendere il posto dello stabilimento Piaggio, che nei loro disegni avevano cancellato l'Aurelia. Così, con qualche nuovo disegno la strada romana è magicamente ricomparsa. Ma dopo 32 anni di amministrazione, aneddoti inquietanti come questo potrebbe raccontarne molti altri l'architetto Giorgio Rossini, che oggi chiude il suo settenato da Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria e va in pensione. Rigido difensore dei vincoli secondo qualche sindaco, troppo tenero con amministratori e costruttori secondo certi comitati e associazioni, sensibile ai richiami dei politici, protagonista di durissimi scontri con assessori regionali e comunali. Un ruolo prestigioso ma scomodo, difficile anche perché, mai come in questi anni, è aumentata in generale la sensibilità per il patrimonio pubblico inteso anche come paesaggio e ambiente. Allora, Soprintendente, come lascia il paesaggio ligure? «Penso in buona salute, anche grazie ai nostri pareri vincolanti con i quali abbiamo spesso respinto progetti oppure li abbiamo obbligati a sottostare a prescrizioni per limitare l'impatto. Però c'è un pericolo...» Quale pericolo? «Se si continuano a sostituire le abitazioni rurali con nuovi insediamenti si perde il valore del paesaggio. Spero che la Regione rifletta sia sul Piano Casa, la cui esperienza mi auguro si concluda presto perché negativa, così come sull'articolo 16 della legge urbanistica regionale, che prevede per il recupero di fondi agricoli la costruzione di case e villette. Guarda caso tutti contadini in colline di massimo valore immobiliare con vista mare, specie nella zona di Santa Margherita. Noi abbiamo detto molti no ma la Regione...» La Regione? «Non mi risulta che l'assessore all'urbanistica Marylin Fusco fino ad oggi mi abbia mai ascoltato. E neppure è mai iniziato l'adeguamento del piano paesistico necessario per avere linee guida più precise in tema di paesaggio». In compenso il presidente Burlando ha detto basta ai porticcioli. «Io lo avevo sostenuto diversi anni fa. Non erano porti ma parcheggi di barche vuoti per dieci mesi l'anno». In questo periodo di crisi molte fabbriche chiudono e per traslocare e garantire l'occupazione chiedono di essere trasformate in case. «E' un fenomeno da prendere con le pinze. Alcuni casi, penso alla Piaggio a Finale e Lames a Chiavari, dietro allo sbandierare dell'occupazione nascondono grandi speculazioni immobiliari che oltretutto, come nel caso della nuova Piaggio a Villanova d'Albenga, comportano un enorme consumo di territorio». Miele per le orecchie di molti comitati che, però, in questi anni non le hanno risparmiato le critiche. «In alcuni casi i comitati difendevano interessi molto privati e personali. In altri ci troviamo con due schieramenti. Penso alla nuova strada di Sant'Ilario, chi la vuole e chi no. La nostra soluzione, che prevede un attraversamento parziale del terreno dell'istituto Marsano, che per altro abbiamo vincolato, mi sembrava più che accettabile, ma altri non la pensano così». Tanti beni da difendere, pochi soldi e il rapporto con i privati. «Se penso a questi anni e ai finanziamenti statali che ci hanno permesso a me e ai miei collaboratori che ringrazio tutti per l'impegno e la passione importanti interventi come per i castelli della Lunigiana, Portovenere, la cittadella di Sarzana, la Commenda di Prè o la cappella Sistina a Savona, mi ritengo fortunato. Oggi la carenza di soldi rende tutto più difficile. Effettivamente, dipendere completamente da sponsor privati comporta il rischio di una "privatizzazione" dei beni culturali. Allora ci vuole fantasia». Ad esempio? «Il recente restauro dell'ossario austro-ungarico di Staglieno ce lo siamo pagati affittando le impalcature dei nostri palazzi ai cartelloni pubblicitari. In futuro questa sarà una delle strade da seguire ».