Lettera al ministro dei Beni culturali Ornaghi dell'associazione "Amici della Biblioteca universitaria" PISA L'Associazione "Amici della Biblioteca universitaria" (Abup) rilancia e con una lettera al ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi chiede che la messa in sicurezza del palazzo della Sapienza sia effettuata senza spostare il patrimonio librario. Fino ad oggi petizioni e interrogazioni puntavano a indirizzare, al termine dei lavori di consolidamento, il ritorno nell'immobile danneggiato dal terremoto in Emilia degli oltre 600mila volumi della biblioteca; questo perché sembra che la facoltà di giurisprudenza, al contrario, voglia occupare un maggiore spazio nel palazzo che divide con la Biblioteca dal 1823. Ora Abup, il cui presidente è lo storico Adriano Prosperi, fa capire che non si fida e nel testo inviato al ministro scrive: il «massiccio spostamento del materiale librario conservato dalla Biblioteca, come atto preliminare per procedere all'accertamento di eventuali danni all'edificio, è un'ipotesi che desta preoccupazione». Secondo Abup, infatti, «non appare necessaria, dal momento che è notoriamente possibile procedere a perizia tecnica anche in presenza dei volumi». Ma il punto è un altro: l'ipotesi «soprattutto non tiene adeguatamente conto dei rischi di danni irreparabili che, a nostro avviso, conseguirebbero a una tale decisione»; danni che correrebbe il patrimonio librario. A sostegno della tesi, l'esposto mandato a Ornaghi, ricorda «le esperienze praticate da biblioteche italiane e straniere ove è stata evitata ogni delocalizzazione del materiale, pur in presenza di accurate e radicali operazioni di messa in sicurezza di edifici storici»: la biblioteca Apostolica Vaticana o quella del Kunsthistorisches Institut di Firenze. Cosa succederebbe durante il trasloco? «Si ricorda che siamo in presenza di una collezione ricca di testi di inestimabile valore e di grande appetibilità nel mercato del collezionismo antiquario». Un modo implicito ed elegante per paventare la possibilità che si scatenino i ladri d'opere d'arte. E non è ancora finita: la Sapienza è chiusa dal 29 maggio e, se inizialmente si era parlato di 1836 mesi, ora le previsioni più pessimiste non escludono cinque anni d'attesa prima di rivedere il palazzo a disposizione della città e della comunità scientifica internazionale. Secondo Abup, «uno spostamento dei fondi della Biblioteca comporterebbe l'inutilizzabilità di questi materiali per un periodo di durata indefinita»: meglio allora un servizio limitato mantenendo il patrimonio in Sapienza. Non manca una puntura: «Per inciso, la biblioteca Classense di Ravenna, essa sì colpita davvero dal terremoto dello scorso maggio, è stata chiusa solo brevemente e prontamente riaperta all'utenza a seguito di messa in sicurezza dell'edificio». L'appello finale chiede una perizia indipendente per verificare la fattibilità delle proposte e «la vigilanza attiva del ministero dei Beni e delle Attività Culturali, sia per impedire scelte avventate, sia per avviare un tempestivo intervento per tutelare il valore storico e simbolico della Biblioteca». Gianluca Campanella