«Rete ferrovie italiane» resiste a difesa del proprio progetto, ma è costretta a prendere atto dell'opposizione dei catanesi e delle istituzioni che li rappresentano, determinate a fermare il progetto di raddoppio ferroviario nel cuore storico della città. Lo impone il buon senso e anche il diritto perché la delibera del Cipe indicava espressamente che la progettazione doveva raccordarsi alle indicazioni, e alle obiezioni, poste dalla dottoressa Maria Grazia Branciforti, dapprima come direttrice della sezione archeologica e poi come sovrintendente di Catania. E, invece, Rfi ha disatteso una precisa disposizione continuando a prevedere il tracciato del raddoppio ferroviario in area storica e archeologica. Ma il Comune adesso è determinato a fermare questo progetto che devasta e scempia il centro storico. Di tutto questo si è discusso ieri, a palazzo degli Elefanti, in un incontro cui ha preso parte il responsabile Rfi per le nuove tratte dell'area Sud, l'ing. Elio Milone, il sindaco Stancanelli, i responsabili del piano regolatore Rosanna Pelleriti, Gabriella Sardella e Paolo La Greca, la sovrintendente Vera Greco e l'assessore regionale alle Infrastrutture Andrea Vecchio. Al rappresentante di «Rete ferrovie italiane» il sindaco ha ribadito la ferma opposizione al progetto facendo presente che il no di Catania bloccherebbe l'intera progettazione ferroviaria siciliana. Allora, piuttosto che un no dannoso per tutti, il Comune conta nell'approvazione del percorso alternativo inserito nel piano regolatore, un progetto che prevede che il doppio binario corra in galleria dalla stazione centrale, interrata anch'essa, fin sotto lo specchio di mare davanti alla capitaneria di porto per poi «bucare» il banco di lava su cui è stato costruito il quartiere San Cristoforo e da lì raggiungere Acquicella. Ma le Ferrovie sostengono che il loro progetto di fattibilità è in corso e che non possono fermarlo se non per disposizione superiore. E questo presuppone la revisione dell'accordo stipulato nel 2004 tra Comune e Regione e dell'accordo quadro firmato da Regione e ministero. Questo significa che bisogna coinvolgere la Regione. Ed è quanto il Comune si appresta a fare. Centrale è la questione dei fondi. Rfi sostiene di potere disporre subito di 120 milioni di euro e che, con questa somma, può realizzare proprio il tratto di raddoppio ferroviario contestato, un chilometro in pieno centro storico. La scommessa del Comune, allora, è non soltanto quella di fermare questa progettazione, ma di trovare i fondi per finanziare la propria proposta e non per tratte, ma nel suo insieme, dunque per tutto il percorso che va dalla Stazione ad Acquicella. Solo a queste condizioni le Ferrovie non avrebbero niente da obiettare e accetterebbero di realizzare un progetto alternativo al proprio. Dunque, se la devastazione del centro storico non ci sarà - perché questo hanno deciso i cittadini e i loro rappresentati istituzionali - la battaglia adesso è un'altra, quella di non perdere né i fondi né l'opportunità di un'infrastruttura necessaria quale quella del doppio binario che farà di Catania un nodo cruciale del corridoio Berlino-Palermo. Proprio per questo ieri i funzionari del Comune hanno illustrato al rappresentante delle Ferrovie il piano economico da loro elaborato, piano che prevede tutta una serie di possibilità per recuperare la somma aggiuntiva necessaria per la realizzazione del doppio binario in galleria sul mare. Tante le ipotesi possibili: da quella di prelevare i circa 100 milioni in più necessari dalla somma enorme - un miliardo e 300 milioni - stanziata per il raddoppio ferroviario di Palermo, a quella di utilizzare i fondi previsti per il Ponte sullo Stretto, a quella di valorizzare le aree di proprietà della Ferrovia lungo la costa, quelle ora occupate dai binari, ma che domani sarebbero libere. L'ufficio del piano regolatore ha quantificato che si tratta di una fascia di 180.000 metri quadrati cui verrebbe attribuita la possibilità di edificare in due zone delimitate e concentrate, in modo da garantire, comunque, la realizzazione di un parco a mare. L'ipotesi è quella di realizzare una «torre» e una «piastra bassa» dove oggi c'è il deposito delle ferrovie in piazza Europa e un'altra torre in corrispondenza di Corso dei Martiri della Libertà. Questo equivarrà ad aumentare il valore delle aree dai 100 euro a metro quadro di oggi a futuri 800 euro a mq. Ipotesi che l'ing. Milone si riserva di studiare e di valutare in una serie di incontri con i tecnici del Comune che hanno preso il via già ieri, subito dopo l'appuntamento ufficiale in Comune. Riunione che si è protratta fino a sera. Se la fattibilità del progetto in galleria è scontata, sono comunque tanti gli aspetti tecnici e giuridici da analizzare. Quando tutti questi aspetti saranno stati affrontati sarà redatta una relazione e la parola ritornerà al sindaco che, a quel punto, chiederà un incontro con il ministro Fabrizio Barca per tradurre le ipotesi in fatti e scelte concrete. Salvare il centro storico si può e si deve. 27062012