Un compleanno importante e oggi il convegno che segnerà la svolta nella gestione del patrimonio dell'umanità Domani i beni Unesco del Val di Noto, e quindi anche quelli di Ragusa, Modica e Scicli compiono dieci anni di vita. Affinché nel futuro ci siano altri compleanni come questo, e dunque per evitare che l'Organizzazione delle Nazioni unite, cancelli dalla lista di eccellenza culturale, le aree del Val di Noto, gli otto Comuni delle province coinvolte, cioè quella iblea, aretusea ed etnea, devono dare una svolta alla gestione dei monumenti, e finalmente attivare una concreta sinergia. Oggi alle 10, il convegno che si svolge nell'aula magna della sede del Consorzio universitario di Ragusa, all'ex distretto di Ibla, apre ufficialmente questa nuova epoca gestionale, che la giunta comunale vuole improntare proprio alla collaborazione con le altre sette città del Val di Noto, che hanno l'onore e l'onere di detenere beni Patrimonio dell'umanità. "Così come abbiamo ottenuto questo riconoscimento, possiamo perderlo - spiega l'assessore comunale alla Cultura, Sonia Migliore - e da tempo il Comune di Ragusa, si è fatto portavoce di questa necessità: dobbiamo metterci in rete, collaborare seriamente per attivare un piano gestionale dei monumenti che sia comune a tutte le città del Val Di Noto, anche in funzione della richiesta di un finanziamento". Negli anni scorsi Ray Bondin, che è stato commissario Unesco all'epoca in cui Ragusa ottenne il riconoscimento, ha messo in guardia le città del Val Di Noto, su questa assenza di visione unitaria e lungimirante, su questa mancata attuazione di un piano di gestione globale. L'architetto Bruno Cosentini, che sarà il relatore del convegno odierno, ieri ha sottolineato come "ad oggi nulla è stato fatto per gestire in maniera comune questi monumenti". "La legge 61 non è eterna - ha aggiunto l'architetto - e ogni giorno che passa, emerge la necessità di attivare nuovi percorsi, ma per poterlo fare, bisogna agire insieme". Il capoluogo ragusano ha un piano di gestione dei beni Unesco, strumento che altre città del Val di Noto, pur a distanza di dieci anni, non hanno ancora adottato. Ragusa rivendica il proprio ruolo di capofila, essendo fra le otto città del Val Di Noto, quella che possiede il più ampio patrimonio Unesco. E dall'alto di questa funzione, che si è autoaccreditata, il capoluogo ibleo ha proposto la creazione di un ufficio Unesco, con sede locale, al quale siano collegate tutte le altre città della Val di Noto, ciascuna tramite impiegati referenti, per ciascun Comune. "I politici cambiano, mentre gli impiegati restano", ha precisato l'assessore nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina nella sala giunta, per illustrare le iniziative per la celebrazione del decennale. A proposito degli eventi celebrativi, l'amministrazione del capoluogo, in collaborazione con il Consorzio Universitario ibleo, e con il contributo fondamentale della Banca Agricola popolare di Ragusa che ha sponsorizzato una pubblicazione, stamane presenta questa rivista realizzata da Sergio Russo, un appassionato del barocco di Ibla, dal titolo "Ragusa Ibla, viaggio nel barocco" (che dà il nome al convegno). "Ibla è la culla del barocco, e l'espressione più sacra dello stile barocco è il duomo di San Giorgio - ha detto Russo - ma tutta questa città, in ogni sua espressione artistica, architettonica, culturale e ambientale è davvero straordinaria: essa meritava di essere oggetto di una rivista, che proponesse un itinerario di tutti i monumenti Unesco". Sono state stampate 400 copie di questa pubblicazione. La distribuzione è a discrezione degli enti promotori. In effetti sarebbe interessante che la stessa venisse distribuita anche a livello commerciale. Considerato che nonostante a livello nazionale il turismo abbia subito dei cali, il capoluogo ibleo mantiene invece dei buoni livelli di presenza turistica, registrando un aumento dell'11 per cento. Aumenta il numero dei turisti stranieri, diminuisce quello dei turisti italiani. Il turismo ragusano ha ormai un suo posizionamento ben preciso: è culturale. Dopo dieci anni, è venuto il momento, di promuovere campagne di informazione più mirate, sottolineando soprattutto la presenza dei diciotto monumenti Unesco, nella cittadina più a sud d'Italia. "In questo momento i riflettori sono puntati su Ibla - dice il presidente del Consorzio Universitario, Enzo Di Raimondo - è venuto il momento di prendere atto di questa consapevolezza e promuovere in maniera più efficace il turismo culturale, legandolo sempre di più all'immagine dei nostri beni Unesco". 27062012