L'intervista La Slc-Cgil boccia l'idea del consigliere di amministrazione che vuole dare in appalto anche coro e servizi «UN POSTO nel consiglio di amministrazione? No, grazie: non ci interessa. Era stata una boutade dell'allora sindaco Marta Vincenzi. Bisogna che ognuno faccia il suo lavoro»: Giovanni Pastorino, segretario genovese della Slc-Cgil (il sindacato di settore degli spettacoli) spiega che cosa vogliono i sindacati per il lirico. O almeno, che cosa vuole la Cgil: «Evitare che al Carlo Felice a qualcuno venga in mente qualche altro sacrificio da chiedere ai lavoratori». I contratti di solidarietà, dice Pastorino, quelli che scadranno in autunno, «sono già stati un grande sacrificio dei lavoratori, che accettandoli sono diventati i maggiori azionisti della Fondazione Carlo Felice: ci hanno messo 9 milioni e 400 mila euro in due anni». Qualcosa però bisognerà pur fare. Che cosa? «L'unico modo per uscire dalla crisi è che il teatro sia competitivo sul piano della qualità. E invece sostiene il segretario della Cgil i lavoratori hanno accettato il sacrificio dei contratti di solidarietà, senza che chi ha gestito il teatro sia riuscito a limitare i danni». Quel che sindacato e lavoratori considerano irricevibile è la proposta di Sergio Maifredi: scorporare orchestra, coro e servizi tecnici e darli in appalto al migliore offerente. «La proposta di Maifredi ci sconcerta dice Pastorino il Carlo Felice è il primo ente culturale di Genova. Un'orchestra è un soggetto complicato e per produrre buona musica è necessario che sia permanente. E' un investimento, non è un costo. La filosofia è la stessa del capogruppo di Idv in Comune che qualche giorno fa parlato di tagli alla cultura». Vero è che avanti così il Carlo Felice non può andare. Ma cosa fare se non si può toccare niente? «E' chiaro che si tratta di riorganizzare il Carlo Felice come tutti gli enti lirici ed è evidente che il sindacato a questo confronto non si sottrae. A chi come Maifredi fa certe proposte dico: perché invece non dare meno consulenze? Perché non controllare alcuni incarichi che sono stati assegnati in questi anni? Noi siamo disposti a ragionare su una diversa organizzazione del lavoro ma non sulla precarietà ». Il teatro, dice Pastorino, «dovrebbe essere misurato sulla capacità imprenditoriale della sovrintendenza di misurarsi con il mondo dello spettacolo». Come dire: altro che orchestre in appalto.