Lo scorso 7 giugno i laboratori di urbanistica della Facoltà di Architettura hanno dedicato un convegno alla trasformazione di Napoli Est. La mostra dei lavori degli studenti è ancora aperta al quinto piano di via Forno Vecchio 36 e sarà ampliata per gli eventi collaterali al World Urban Forum. L'evento segue di poco un altro importante confronto sul consumo di suolo da cui si spera possa prendere slancio un'iniziativa parlamentare per una proposta di legge. Le due cose sono strettamente legate tra di loro perché un modo per evitare il consumo di suolo è quello di riconvertire le aree dismesse, motivo per cui va apprezzata la politica del minsitro Passera. Il supporto del governo deve ridurre i maggiori costi di costruzione su aree già urbanizzate rispetto a quelle agricole. Costi significativi sono rappresentati dalle operazioni di bonifica dei suoli inquinati, problema particolarmente grave in alcune zone ex industriali dell'area orientale di Napoli. In una recente ricerca sull'accessibilità, oggetto anche di un workshop del programma europeo per giovani ricercatori Cost, siamo andati a misurare la possibilità di insediare popolazione presso le stazioni della metropolitana regionale, in modo da raggiungere una densità territoriale omogenea, stabilita secondo una ottimizzazione dell'uso del suolo con la dotazione di servizi e attrezzature appropriate. Lo studio ha confermato alcune note ipotesi (la capacità di assorbimento del nolano e dell'asse tra Maddaloni e Capua), ma ha anche evidenziato una sorpresa nell'elevata opportunità offerta dalla zona industriale della periferia orientale fino a Ponticelli, dove registriamo un notevole potenziamento del trasporto pubblico. Anche queste considerazioni vanno nella stessa direzione della sostenibilità urbanistica: concentrare la popolazione intorno ai nodi del trasporto di massa significa favorire lo spostamento della pendolarità sulla modalità di trasporto pubblico ed elettrico, quello a minore emissione di CO2 e minore inquinamento ambientale. Partendo da queste basi, bisogna tenere sotto osservazioni alcuni fattori essenziali, primo dei quali è il regime idrico. Il gruppo interdisciplinare della ricerca Faro ha determinato come in quella zona vi sia una delicata interazione tra le acque superficiali e quelle della falda profonda su cui si sono succeduti azioni antropiche diversificate nel corso del tempo passando dalla condizione di palude, alla bonifica, fino a un attuale precario equilibrio che, in un progetto di trasformazione, avrebbe bisogno di una sistemazione globale e sostenibile in grado di recuperare quote importanti di naturalità anche a beneficio del microclima del nuovo insediamento, oltre che alla sua resilienza e sicurezza. Tra le maggiori avvertenze, scorrendo le varie proposte che si sono succedute nel tempo, c'è certamente quella di superare quell'aspetto di periferia in cui si finisce spesso con i progetti urbani. Alcune formule sono state messe a punto e le principali sono quelle dell'uso misto, della prossimità tra abitazione e luoghi di lavoro, della densità delle costruzioni e, più di qualsiasi altra, della cura dello spazio pubblico come luogo di incontro sociale. Per ciascuno di questi principi si registra una virtuosa coincidenza tra la qualità dell'abitare e la virtuosità ecologica. I quartieri multifunzionali sono allo stesso tempo più vivaci e gradevoli da vivere che meno dipendenti dal trasporto meccanizzato e perciò meno inquinati e dispersivi d'energia. Nell'area orientale ci sono realizzazioni in corso e progetti in fase avanzata. Da essi è già possibile intravedere delle direzioni di cambiamento con le loro potenzialità e i loro limiti. San Giovanni beneficerà della nuova università e di Porto Fiorito, ma queste opere, specialmente la seconda, rischiano di essere confinate in un ghetto. È indispensabile riguadagnare la costa superando la barriera della ferrovia e dare al nuovo porto non solo l'indispensabile accessibilità, ma renderlo il nuovo cuore del rinnovato quartiere. In aggiunta, non c'è lo spazio sufficiente per i necessari servizi complementari se si resta chiusi in quel recinto. Se davvero si è aperta la sfida del futuro della città, allora l'agenda delle questioni da risolvere è bella piena.
NAPOLI - le sfide dell'area orientale
I laboratori di urbanistica della Facoltà di Architettura di Napoli hanno organizzato un convegno sulla trasformazione di Napoli Est. La mostra dei lavori degli studenti è ancora aperta e sarà ampliata per gli eventi collaterali al World Urban Forum. L'evento segue un altro confronto sul consumo di suolo e si concentra sulla sostenibilità urbanistica. La politica del ministro Passera è stata apprezzata per aver ridotto i costi di costruzione su aree già urbanizzate. La ricerca ha evidenziato l'opportunità di insediare popolazione presso le stazioni della metropolitana regionale per raggiungere una densità territoriale omogenea.
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