L'ASCENSIONE della Vergine, barocco bolognese, quattro metri per due e ottanta, dipinta nel 1600 quando il Maestro aveva 26 anni. Il terremoto l'ha solo sfiorata, non è nemmeno impolverata, si è salvata dalle macerie della cupola distrutta a terra e ieri mattina esperti, amministratori e abitanti hanno provato l'emozione, staccata dall'altare, di vederla da vicino, sotto una tenda in piazza, senza un graffio, con i gialli, i rosa e gli azzurri intatti, pur nel dispiacere di doverla portare via, protetta dai carabinieri in divisa, fasciata subito in un sudario di polietilene e destinata provvisoriamente a trovare ospitalità al Museo Giulio Bargellini di arte moderna sulla circonvallazione. Moderno, ma almeno antisismico. E' la promessa mantenuta del sindaco Sergio Maccagnani e del parroco don Paolo Rossi, che dal giorno dopo il terremoto hanno chiesto che le opere d'arte di Pieve, «la piccola Bologna», potessero rimanere nel paese. La Sovrintendenza, dopo aver esplorato le sale del Bargellini, ha detto ok e così per tutta la mattinata di ieri, parte delle 17 opere d'arte della Collegiata di Santa Maria Maggiore sono state estratte dai vigili del fuoco sotto lo sguardo del comandante provinciale Antonio La Malfa, dopo che la chiesa del '700 è stata «messa in sicurezza» dagli stessi vigili: bloccata in una morsa di cavi di acciaio, nella parte della cupola troncata e nella facciata. Sono state salvate e impacchettate il San Giovanni Battista del Guardassoni, il San Giovanni Evangelista di anonimo del '500, l'Assunzione della Madonna del 1593 di Lavinia Fontana, il San Filippo Neri di Francesco Gessi del 1626. E oggi toccherà ad un altra tela di grande valore, l'Annuncianda di Guercino, che si trova proprio nella prima cappella a sinistra dell'entrata. «Un tema iconografico che solo il Guercino ha trattato per due volte, l'immagine di Dio Padre che comanda all'Angelo di dare l'annuncio alla Madonna», spiega Graziano Campanini, ex assessore di Pieve e gestore della chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna, che il sindaco ha chiamato nel suo staff insieme ad un altro ex, Gianni Cavicchi, fatto di nuovo assessore su due piedi in questi giorni di emergenza per tutelare il patrimonio storico di Pieve. Il salvataggio ha avuto il culmine alle cinque del pomeriggio, quando i vigili del fuoco, sotto un lunghissimo applauso tributato da tutto il paese in piazza, hanno deposto su due panche sul sagrato della Collegiata, sempre più spoglia, il crocifisso ligneo del Trecento, che viene portato in processione ogni vent'anni, l'ultima 12 anni fa. E oggi tutto il paese ferito ma non sconfitto dal terremoto porta il suo Cristo in croce, con le modalità di emergenza: l'opera in legno non può essere sollevata senza l'apparato usato per le processioni e così scivola sulla testa della gente coricato fino al museo.