Menini vicepresidente. E Maifredi propone contratti separati per garantire un futuro MARIO Menini, nominato dal ministero dei Beni Culturali nel consiglio di amministrazione della fondazione del teatro lirico genovese, da ieri è il nuovo vicepresidente del Carlo Felice: è questa la prima mossa del sindaco Marco Doria, all'insegna della distensione e di una collaborazione per cercare di tirar fuori l'ente dalle secche in cui è arenato da tempo. La proposta di Doria è stata accolta ieri mattina dal consiglio di amministrazione, il primo che il nuovo sindaco ha presieduto. Due ore e mezza di lavoro, dalle 10.30 alle 13. E la votazione sul bilancio consuntivo ha subito dimostrato che il messaggio era stato recepito: per la prima volta nei due anni di vita di questo Cda, infatti, i due consiglieri di nomina ministeriale non hanno votato contro ma si sono astenuti. L'apertura ad un nuovo clima di collaborazione sul teatro "patrimonio di tutti" è stata possibile grazie al fatto che Silvio Ferrari si è dimesso da vicepresidente. Ha scelto di fare un passo indietro in controtendenza al fatto che normalmente chi sostiene il sindaco in campagna elettorale, dopo la vittoria incassa avanzamenti di carriera. Detto questo, i problemi restano e il panorama è fosco. Sergio Maifredi, il secondo consigliere di nomina ministeriale, avanza due proposte. Dice: «Finora si è solo cercato di spostare il problema, credo che il sindaco Doria possa avere l'occasione di fare oggi le scelte mai fatte in questi anni». Nel concreto: «Lavorare per l'aumento delle entrate, chiedendo al ministero un aumento dei fondi. La ricerca di sponsor sarebbe l'altra strada ma ora è utopistica. Il teatro è di fronte ad una resa dei conti: a novembre ricorda Maifredi scadono i contratti di solidarietà dei dipendenti e questo significherà un aggravio di costi intorno ai 5 milioni all'anno». Ma anche a livello nazionale il piatto piange: «E allora potremmo chiedere al ministero di essere svincolati dai contratti del personale, facendo del Carlo Felice un teatro laboratorio per i nuovi modelli funzionali. Non c'è bisogno di invenzioni, basterebbe muoversi come il lirico di Parma: scorpori i vari settori (orchestra, coro, tecnici) e fai gare europee per assegnare il servizio a chi offre di più e meglio. Un servizio che pagheremmo solo per i giorni in cui il teatro è aperto e non per tutto l'anno come accade adesso». Se ne discuterà. Intanto il Cda ieri ha chiesto al sovrintendente Giovanni Pacor di presentare solo il programma estivo. La prossima stagione invece sarà messa a punto dal sovrintendente insieme al vicepresidente Menini. Approderà in consiglio di amministrazione a metà luglio e sarà calibrata in rapporto alle risorse effettivamente disponibili. L'altra decisione coinvolge i sindacati del teatro che hanno chiesto di essere interlocutori attivi e non notai delle decisioni del sovrintendente. Così il Cda, o meglio una delegazione, li incontrerà nella prima metà di luglio. Un do ut des che comporterà anche un gesto di chiarezza da parte loro, dal momento che non hanno ancora risposto all'offerta dell'allora sindaco Marta Vincenzi. Nel febbraio scorso Vincenzi propose ai sindacati di esprimere una loro candidatura per il consiglio di amministrazione. Da allora nessun nome è stato fatto. Ora i sindacati dovranno anche dire se accettano o meno quell'offerta.