Cambia dopo un restauro da un milione di dollari. Ora non si potrà più entrare ma solo affacciarsi Via anche i dipinti più celebri Finanziati con un milione di dollari dalla Fondazione Friends of Florence presieduta da Simonetta Brandolini d'Adda, i lavori hanno permesso di restituire alla wunderkammer ideata da Francesco I e realizzata dal Buontalenti nel 1584 la sua natura di «indisturbato scrigno di simboli e di bellezza», come lo ha definito la soprintendente al Polo museale Cristina Acidini, di «arca dell'alleanza tra l'uomo e la natura » e di «primo museo universale d'Europa e del mondo moderno ». Una meraviglia da guardare e non toccare, proibita come tutti i gioielli che si rispettino: da oggi, infatti, i visitatori non potranno più entrare nella Tribuna, ma soltanto ammirarla da tre affacci, uno nel primo corridoio e due nelle sale adiacenti, la 19 del Perugino e del Signorelli e la 17, il cosiddetto «stanzino delle matematiche » da cui si accede, a sua volta, dalla stanza di Leonardo, e che torna così a far parte del percorso museale con le sue quarantaquattro sculture fra marmi e bronzetti. Il perché lo spiegano il direttore della Galleria Antonio Natali e la soprintendente ai beni architettonici Alessandra Marino. Da una parte vi sono ragioni espositive, e cioè «la possibilità per il pubblico di godere sottolinea Marino della stupefacente bellezza dello spazio vuoto». Il motivo principale, tuttavia, è di natura conservativa: la delicatezza dello splendido pavimento a mosaico, che la precedente pedana in legno utilizzata per il passaggio non garantiva adeguatamente, considerando i 67 mila visitatori che ogni giorno percorrono i corridoi della Galleria. Cambia la fruibilità della Tribuna, e cambiano anche i dipinti che custodisce: molti di quelli che vi erano esposti fino a tre anni fa dall'Angelo musicante del Rosso Fiorentino al Ritratto di Eleonora di Toledo del Bronzino sono oggi nelle nuove sale rosse appena inaugurate al piano nobile dell'ala di Ponente. Per prendere il loro posto sono stati scelti altri trentadue quadri, provenienti dalla riserva o da musei diversi del Polo come la Galleria Palatina, il Cenacolo di San Salvi e quello del Fuligno, meno ambiti dal grande pubblico e che non richiedessero una visione ravvicinata, ma che comunque fossero stati esposti almeno una volta nella sala ottagonale. Fra le sculture, tornano invece a spiccare la splendida Venere dei Medici, ritenuta da Canova archetipo della bellezza femminile e protagonista, proprio durante il restauro condotto in vista della riapertura della Tribuna, di straordinarie scoperte come tracce di foglia d'oro tra i capelli e di pittura rossa sulle labbra e il Satiro danzante. Questi due capolavori, tuttavia, sono stati riposizionati sugli originali piedistalli barocchi, che hanno sostituito quelli ottocenteschi utilizzati nel passato recente. L'intero riallestimento è stato il frutto di lunghe e accurate ricerche filologiche e d'archivio, condotte col contributo di Francesca de Luca e Valentina Conticelli. Quanto al restauro dello spazio in sé, particolarmente impegnativa si è rivelata la ripulitura delle valve delle seimila conchiglie, provenienti dalle acque dell'Oceano Indiano e scelte una ad una per essere incastonate nella cupola, che sono tornate così a donare alla sala un'iridescenza tutta particolare. Una nuova tappezzeria in velluto di seta rosso cremisi, realizzata con tecniche artigianali dall'Antico Setificio Fiorentino, ha poi rimpiazzato quella originale, ormai logora. Nella sala, infine, è presente un nuovo impianto di illuminazione sponsorizzato da Targetti spa nell'ambito del progetto Nuovi Uffizi.