VENEZIA L'aveva detto qualche giorno fa il direttore generale del Casinò, Armando Favaretto: «La fondazione di Venezia deve risolvere qualche problema al proprio interno, ma è un partner possibile per Palazzo Grassi». Il Casinò torna a fare pressing sulla fondazione guidata da Giuliano Segre, dopo una prima uscita polemica dall'affare. Questa volta l'ex fondazione Carive potrebbe farsi avanti per una percentuale minore rispetto agli accordi iniziali (45 come il Casinò), ma con l'accordo in tasca per un pacchetto consistente di nomine: sia nel consiglio d'amministrazione che nel comitato scientifico. Nel frattempo, però, l'attività è ferma e per qualsiasi decisione formale dalla conversione del preliminare d'acquisto alla nomina di un comitato scientifico sembra assodato si debba attendere lo scadere dei 60 giorni che lo Stato e gli enti locali hanno per esercitare il diritto di prelazione. Prelazione che è tutt'altro che scontato non venga esercitata. Se infatti lo Stato come ha precisato il ministro Giuliano Urbani venerdì scorso non intende esercitare il diritto di prelazione, la Regione potrebbe riservare qualche sorpresa. «Una volta vista la documentazione fanno sapere da Palazzo Balbi la Regione potrebbe essere favorevole a verificare se ci sono i presupposti per esercitare il diritto di prelazione». Questo - spiega ancora la Regione «per far riprendere all'intera vicenda la via dei privati». Un'apertura che ha il sapore più dell'opposizione «politica» al Comune che a un reale interesse, ma che probabilmente si tradurrà nell'aspettare che passino tutti i 60 giorni di legge. Il che vorrà dire arrivare alla firma e all'avvio di un'attività artistica non prima della fine di marzo: in piena campagna elettorale e con scarsissime possibilità di poter organizzare una mostra per giugno. Di più: con la famiglia del magnate Terruzzi disponibile ad acquistare dal 51 in su i contatti sono fermi al primo incontro della settimana scorsa, cui ne seguirà un altro a breve. Sul tavolo continua a esserci il nodo degli spazi: la famiglia fa difficoltà ad accontentarsi solo del teatrino, visto che sarà restaurato non prima di due anni e mezzo e propone di sistemarsi in una porzione del primo piano nobile. Un nuovo ingresso della fondazione Venezia non sembra impensierire più di tanto la famiglia, ma a quel punto potrebbe aprirsi un nuovo fronte sulla governance: per mandato dell'azionista (il Comune) spetta al Comune stesso, indipendentemente dalla quota che rimarrà al Casinò, ma l'ingresso di Segre potrebbe sparigliare le carte.