La soprintendente Di Francesco: «I tempi di risposta non sono lunghi». Sono oltre 14mila (14.661, per la precisione) le valutazioni sull'agibilità degli edifici dell'Emilia colpiti dal terremoto: 5.441 hanno dato esito di agibilità, 5.237 di inagibilità e 896 di inagibilità per rischio esterno. In Emilia non ci saranno nuovi paesi che si affiancheranno ai comuni danne iati dal sisma. «Rivogliamo i nostri centri storici» ha detto il presidente della Regione e Commissario per la ricostruzione Vasco Errani in un primo bilancio. «Quelli lesionati sono 147 Smontarli? La priorità è il consolidamento: buttarli giù come a Poggio Renatico sarebbe una cosa orribile». Gli alloggi inagibili per 'rischio esterno', nell'Emilia Romagna colpita dal terremoto, sono 896, stando ai dati forniti dalla Protezione civile. Un numero che tradotto in lettere significa 'rabbia'. Sì, perché quegli elementi esterni che impediscono ai cittadini di tornare nelle loro 896 case sono, il più delle volte, chiese e campanili. Luoghi che un tempo davano asilo e oggi, paradossalmente, costringono all'esilio. TANTI SFOLLATI, nei giorni scorsi, si sono lamentati per le tutele di troppo riservate al patrimonio artistico. Il grido: «Siamo più importanti noi, se il campanile ci impedisce di tornare a casa abbattetelo». I terremotati hanno visto nella Soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna l'inflessibile burocrate che allunga i tempi e impone odiosi' vincoli per la messa in sicurezza delle chiese e delle torri. Accuse non condivise dal responsabile di quell'ufficio, Carla Di Francesco, che ricorda che «sono i proprietari dei beni a doversi occupare della messa in sicurezza» e che i tempi, «per un evento così grave ed esteso, non sono affatto lunghi». Di Francesco quindi la messa in sicurezza di un edificio tutelato non compete a voi? «No, noi autorizziamo l'intervento ma è l'ente proprietario, solitamente la Curia o il Comune, a cercare l'impresa, e può farlo in modo autonomo. I soldi li mette la Protezione civile nei casi di pericolo per la pubblica incolumità». Allora i 'tempi lunghi' a chi sono imputabili? «Ripeto, non sono tempi lunghi per una situazione come questa. Certo, ci sono delle difficoltà. La prima è sicuramente la raccolta delle segnalazioni, che viene fatta incrociando quelle che arrivano dai cittadini o dagli enti e le nostre. La settimana scorsa eravamo a quota 1.300: la nostra scrematura le ha dimezzate». Quindi il nodo è il censimento. «In situazioni come queste non si può decidere a occhio. Bisogna fare delle verifiche approfondite per capire che tipo di interventi mettere in campo». A Poggio Renatico il campanile è stato buttato giù senza pensarci troppo. Come mai? «E' stata una cosa orribile. Comunque non si trattava di un bene tutelato e il Comune ha ritenuto che quello fosse l'intervento meno pericoloso per la chiesa che si trova a fianco». Altri campanili sono stati smontati pezzo per pezzo. E' quella la via maestra? «Secondo me no. Quella è una procedura adatta ai casi irrecuperabili, e infatti l'abbiamo usata una volta sola, a Buonacompra. La nostra prima scelta è il consolidamento». La domanda che si fanno tutti è: quanto ci vuole per mettere in sicurezza un campanile? «Non vale per tutti, ma direi un mese di lavoro. Al massimo». Quanti sono, oggi, i campanili lesionati? «Quelli segnalati sono 147, la grande maggioranza nel Modenese. Più di un centinaio sono stati oggetto di sopralluogo».
MODENA - Un mese per sistemare i campanili.
La Soprintendente Carla Di Francesco ha spiegato che i tempi di risposta per la valutazione dell'agibilità degli edifici colpiti dal terremoto in Emilia sono stati lunghi, ma non eccessivi. Ci sono stati 14.661 valutazioni, con 5.441 che hanno dato esito di agibilità, 5.237 di inagibilità e 896 di inagibilità per rischio esterno. Di Francesco ha anche affermato che la priorità è il consolidamento degli edifici, e non la demolizione. Ha spiegato che i campanili e le chiese sono stati oggetto di sopralluogo e che la messa in sicurezza non compete ai proprietari, ma è autorizzata dalla Protezione civile.
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