Persino la location dell'intervista è stata scelta con la massima cura. Vengo convocato a Firenze in un albergo sul Lungarno dalle cui finestre si gode un panorama mozzafiato del Ponte Vecchio e dei palazzi che si affacciano sul fiume. La classe, penso, sta proprio nei dettagli. Ad attendermi c'è Simonetta Brandolini d'Adda, la presidente dei Friends of Florence, la Fondazione internazionale non profit che ha sostenuto il restauro e il riallestimento della spettacolare Tribuna degli Uffizi, che domani - con una conferenza stampa presieduta da Matteo Renzi e condotta da Cristina Acidini, Antonio Natali e dalla stessa Simonetta Brandolini d'Adda - verrà solennemente riaperta e riconsegnata alla città e al mondo. La presidente mi fa accomodare in favore di panorama, in modo che durante tutta la conversazione possa godere a pieno di questa strepitosa "camera con vista". Dai convenevoli iniziali mi accorgo che l'accento della presidente è anglosassone. «Io sono americana per parte di padre e italiana per parte di madre - spiega Simonetta Brandolini d'Adda - ma sono vissuta sin da piccola in Italia e sono venuta a Firenze per studiare: Mina Gregori è stata una dalle mie docenti In questa città ho conosciuto Girolamo Brandolini d'Adda che è poi diventato mio marito. Sa, sono a Firenze da quasi quarant'anni» puntualizza la presidente con una punta d'orgoglio. Simonetta Brandolini d'Adda diventa contessa ma non perde il piglio pratico del suo background americano, anzi trasforma il suo amore per Firenze e la Toscana in una professione. Nel 1982 fonda «The Best in Italy», un'agenzia per l'affitto di ville e dimore di lusso in Italia. I Friends of Florence arrivano dopo. «Sì, nascono nel 1998 - precisa la presidente - riunendo un gruppo di amici americani coi quali condividevo l'amore per Firenze e la Toscana. Per fortuna la legge americana prevede significativi sgravi fiscali per chi dona danaro a Fondazioni non profit. Presentammo la domanda al governo degli Stati Uniti e in soli sei mesi ottenemmo l'approvazione. Formammo il consiglio di amministrazione e nel 2000 iniziammo le nostre attività a favore del patrimonio artistico fiorentino». Quale fu il primo progetto sponsorizzato, chiedo alla presidente. «Ci rivolgemmo ad Antonio Paolucci, che allora era il soprintendente di Firenze, perché ci segnalasse quale fosse l'intervento di salvaguardia più urgente e lui ci portò sotto la Loggia dei Lanzi. Capimmo al volo l'urgenza e reperimmo i fondi per il restauro di tutte le statue marmoree lì conservate». Niente male come inizio. E poi? «Poi abbiamo sostenuto decine di interventi, i più rilevanti dei quali sono forse la diagnostica attorno restauro del David di Michelangelo, il recupero della Sala della Niobe degli Uffizi sconvolta dall'attentato del 1993, il restauro della Porta del Paradiso del Ghiberti». La presidente si ferma qui con gli esempi, ma se ci si collega al sito della fondazione (www.friendsofflorence.org) si resta a bocca aperta per la quantità e qualità degli interventi sostenuti ogni anno, dal Duemila a oggi. Chiedo alla presidente quanti siano attualmente gli aderenti ai Friends of Florence. «Il gruppo di amici iniziale si è oggi allargato a circa 3mila sostenitori. Abbiamo donatori che ci regalano anche 100mila dollari e studenti che aderiscono con 50 dollari. Per tutti organizziamo viaggi di studio in Italia, corsi, visite esclusive a monumenti e dimore private, e naturalmente, gli mostriamo i risultati della loro liberalità». Sarebbe interessante sapere se ai Friends of Florence per caso aderisce anche qualche italiano. «Sì, certo, nella Fondazione ci sono aristocratici come i marchesi Antinori e Frescobaldi, imprenditori come Wanda Ferragamo, artisti come Franco Zeffirelli». Peccato che, in Italia, chi dona soldi per salvare il patrimonio artistico italiano non goda del benché minimo beneficio fiscale. «Già, un vero peccato», riconosce la presidente. «Ma le dirò di più. La nostra Fondazione non eroga direttamente i soldi allo Stato Italiano ma paga gli operatori dei restauri Fino al 2005 l'Iva su queste fatture - essendo noi fondazione straniera non profit - ci veniva restituita e utilizzavamo quei danari per altri progetti di restauro. Dal 2005, però, lo Stato Italiano non ci restituisce più l'Iva. E noi facciamo davvero fatica a spiegare ai donatori americani che l'Italia ha deciso di mettere una tassa sulla loro generosità». Ma è pazzesco! «Sì, un pochino» commenta - noblesse oblige - la contessa, senz'aggiungere altro. Meglio cambiare argomento, forse. E veniamo così alla Tribuna degli Uffizi che si inaugura domani. Quanto è stato, in questo caso, il contributo dei Friends of Florence? «Il recupero della Tribuna degli Uffizi fu il primo progetto messo a fuoco dalla Fondazione nell'anno stesso della sua costituzione. Ma allora i tempi non erano maturi Ora però il restauro e il riallestimento della Tribuna degli Uffizi, iniziato nel 2009, è andato in porto. La nostra Fondazione ha erogato per i lavori circa 1 milione di dollari e da martedì il pubblico potrà giudicare la qualità dell'intervento. Per quel che ci riguarda, ora dobbiamo guardare avanti e pensare ai prossimi progetti». I Friends of Florence, a quanto pare, non si cullano sugli allori Presidente, ma qual è il motivo di fondo per cui vi prodigate tanto per aiutare il patrimonio artistico italiano? Simonetta Brandolini d'Adda ci pensa un istante e poi risponde. «Forse i motivi di fondo sono tre. L'amore autentico che nutriamo per Firenze, la fiducia che abbiamo nei funzionari italiani preposti alla tutela (ho in mente Antonio Paolucci, CristinaAcidini, Antonio Natali). E poi, sinceramente, sentiamo quest'impegno come un dovere: il dovere morale di salvaguardare uno degli luoghi più importanti del mondo e di farlo a beneficio dell'intera umanità». Oggi è la festa di San Giovanni, patrono di Firenze. Alle ore 12,30, nel Salone dei Cinquecento, il sindaco Matteo Renzi consegnerà il Fiorino d'Oro ai Friends of Florence: superfluo spiegare perché.