Il quadro indiziario. Scomparsi 2200 libri antichi, mancano i nomi di intermediari e destinatari dei testi antichi trafugati da via Duomo «Può inquinare le prove». Per l'ex direttore rigettata la richiesta di domiciliare Niente benefici per Marino Massimo De Caro, niente sconti per l'ex direttore della biblioteca dei Girolamini. Venerdì scorso, tardo pomeriggio, c'è l'ordinanza del Tribunale del Riesame che tiene in cella il presunto responsabile del saccheggio di libri nel complesso di via Duomo. Un collegio di giudici (presidente Paolelli), un provvedimento di rigetto della richiesta di revoca degli arresti del dirigente di origini venete giunto a Napoli dallo scorso primo giugno: De Caro deve rimanere in cella (almeno per il momento) lì nel carcere di Poggioreale. Tiene dunque l'inchiesta su ipotesi di peculato e ricettazione, a proposito della sparizione di oltre 2200 libri antichi, regge il concetto di spoliazione sistematico, di saccheggio elevato a disegno criminale. Un'ordinanza, quella dei giudici del Tribunale del Riesame di Napoli, che va ben oltre anche rispetto alle parziali ammissioni rese da De Caro che, nel corso di alcuni colloqui investigativi, aveva sostenuto di aver venduto qualche testo, ma solo per ricavare soldi necessari al rilancio della stessa biblioteca. Una tesi che non ha convinto o che comunque non ha spinto i giudici a concedere la richiesta di concessione degli arresti domiciliari. Primo giro di boa, dunque, per l'inchiesta condotta dal pool del procuratore aggiunto Gianni Melillo, dai pm Antonella Serio e Michele Fini, a distanza di pochi giorni dalla notifica di una seconda ordinanza di custodia cautelare a carico di De Caro e dei suoi presunti collaboratori: è la seconda ipotesi investigativa, quella che inquadra De Caro come presunto promotore di un'associazione per delinquere a carattere transnazionale, giunto a Napoli grazie a precisi mandati politici e comunque pronto ad agire anche in altre biblioteche. C'erano contatti a Perugia, addirittura a Siviglia, ci sono indagini che puntano a verificare se c'erano altri target di presunte operazioni di saccheggio. Libri antichi, libri d'autore, merce preziosa per i palati fini, per intenditori, per gente che sa entrare in azione al momento giusto: dinanzi alle case d'asta di mezzo mondo, magari inseguendo la battuta concordata molto tempo prima. Eccolo il mondo in cui si muoveva De Caro, stando agli accertamenti finora condotti. In cella dallo scorso 24 maggio, alle prese con un provvedimento del Riesame che lo inchioda in cella, con accertamenti ancora in corso, risulta chiaro il ragionamento che ha spinto i giudici a dire no alla scarcerazione: sono ancora vive le esigenze cautela-ri, tecnicamente può ancora agire in una doppia direzione, per ammorbidire la sua posizione, per cancellare eventuali indizi. Difeso dai penalisti, Leo Mercurio, Ester Siracusa e Grazia Volo, De Caro non ci sta a passare per il regista del grande saccheggio. Si dice pronto ad offrire chiarimenti, ammette di aver trattato con disinvoltura qualche testo, ma respinge l'ipotesi della strategia seriale, di una trama finalizzata alla spoliazione del tesoro napoletano. Indagini che proseguono serrate, stando a quanto emerge dalla strategia assunta dagli inquirenti dinanzi al Riesame. Stando alle carte depositate, è stato annullato il lavoro storico svolto dai direttori precedenti della biblioteca, vale a dire il lavoro dei padri Antonio Bellucci e Giovanni Ferrara. Cancellata la memoria storica, dunque, trafugati migliaia di testi. Ed è questo il punto su cui battono ora le indagini dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico di Roma. Ed è questo il tema delle indagini: ammesso che De Caro sia a capo di una spectre capace di vendere libri in mezzo mondo, chi erano gli altri interlocutori dell'ex direttore? Quali erano i circuiti della presunta ricettazione? La risposta - probabilmente - è nel caos, nella ricercata disorganizzazione, che ha spinto il gruppo di indagati a spostare centinaia di libri da un punto all'altro della Biblioteca, per poi rendere più facile il trasferimento dei libri in alta Italia. In scantinati di provincia, nella tavernetta di una vecchia zia di uno degli indagati, insomma centinaia di testi napoletani pronti a prendere il volo. Verso quali mete? Grazie a quali intermediari? È il punto che non emerge dalle indagini, quello su cui battono gli inquirenti, la zona d'ombra che tiene ancora in cella l'ex direttore della più antica biblioteca napoletana.