L'Italia potrebbe puntare sul suo immenso patrimonio artistico e storico per dare un sostanzioso contributo all'abbattimento del debito. In parte lo fa, e basta dare uno sguardo alle frotte di turisti che assaltano quotidianamente, 365 giorni all'anno, Roma, Firenze e Venezia, per rendersene conto. A Napoli i visitatori arrivano pure, ma sono scortati, nel senso che i tour operator organizzano mini giri, tutti in gruppo e con rapide escursioni fuori dei bus, tanto per dare uno sguardo a piazza del Plebiscito. Ma questa è un'altra storia. Beni culturali significa cultura, un valore messo in discussione sempre di più, negli ultimi tempi, dalla crisi economica e dalla crisi politica. Un bene quasi scaduto a bene superfluo. Il territorio italiano conserva circa il 60 del patrimonio mondiale di opere d'arte, che lo Stato ha il compito di tutelare, conservare e valorizzare. Sotto la supervisione del ministero dei Beni Culturali lavorano per questo scopo un altissimo numero di imprese private. La cultura in Italia produce un Pil del 2,6 e occupa 1,4 milioni di lavoratori. Dati decisamente confortanti. Nonostante le dimensioni del settore artistico-culturale nell'economia nazionale, l'Italia investe solo il 0,19 del suo Pil. Questa mancanza di investimenti impedisce di svolgere al meglio i suoi compiti di tutela, valorizzazione e studio del patrimonio, tanto che le più importanti indagini condotte sui nostri Beni Culturali sono svolte all'estero, con un consequenziale grave impoverimento nelle risorse umane italiane destinate alla valorizzazione del nostro patrimonio. Nonostante tutto ciò e nonostante le aggressioni ai nostri portafogli imposte da Bruxelles, la cultura fa ancora parte del bagaglio dell'italiano medio: nel 2011 nel nostro Paese la spesa delle famiglie nel settore ha raggiunto 70,9 miliardi di euro, con un incremento del 2,6 rispetto al 2010. E' un settore che mostra quindi ancora vitalità e grandi potenzialità di sviluppo, in un momento così difficoltoso. I beni culturali sono diventati in questi anni, non solo in Italia, lo strumento di identificazione di una comunità che vuole essere riconosciuta non solo per gli aspetti politico-organizzativi, ma anche per la cultura che è in grado di esprimere. E vengono utilizzati per comunicare alle altre comunità la propria tradizione culturale. Ecco perché è indispensabile che ogni Stato si attrezzi perla loro difesa, destinandovi, al di là delle contingenti crisi economiche, cure e risorse. Il caso Pompei insegna. In questo scenario non mancano le iniziative private, assecondate da contributi pubblici, che contribuiscono, nel mondo della cultura, a tenere alto il nome del nostro Paese. Il caso emblematico è quello dell'istituto italiano per gli Studi filosofici, creato a Napoli da un illuminato mecenate, l'avvocato Marotta. Grazie alle sue iniziative il nome di Napoli, la sua storia, la sua cultura, hanno fatto il giro del mondo. Marotta ha profuso nell'intrapresa tutte le sue energie e le sue risorse, anche le personali derivategli da una prestigiosa attività professionale condotta per oltre cinquanta anni. Ed ora si trova con le casse boccheggianti e il rischio di dover chiudere bottega. Sarebbe un momento esiziale per tutta la nostra cultura. Ecco perché è bene che chiunque abbia responsabilità nel campo si preoccupi di dar linfa a quest'iniziativa che il benefattore Marotta ha messo a disposizione non di Napoli, e nemmeno dell'Italia, ma del mondo intero.
Risorsa cultura, carta anti deficit troppo snobbata
L'Italia potrebbe utilizzare il suo patrimonio artistico e storico per contribuire all'abbattimento del debito. I beni culturali sono un valore messo in discussione, ma l'Italia conserva circa il 60% del patrimonio mondiale di opere d'arte. La cultura italiana produce un Pil del 2,6 e occupa 1,4 milioni di lavoratori, ma l'Italia investe solo il 0,19 del suo Pil nel settore. Le indagini sui beni culturali sono spesso condotte all'estero, a causa della mancanza di investimenti. Nonostante ciò, la cultura è ancora importante per l'italiano medio, con una spesa di 70,9 miliardi di euro nel 2011.
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