Susanna Bianchi individua una soluzione nella sinergia tra pubblico e privato Nata nel 1981 a Firenze, Cooperativa Archeologia rappresenta oggi una delle più importanti realtà imprenditoriali nel settore dei beni culturali in Italia. All'indomani della pubblicazione del rapporto del Sit abbiamo rivolto qualche domanda alla sua presidente, Susanna Bianchi. Secondo i dati sembra che solo un terzo del patrimonio archeologico effettivamente presente nel nostro territorio sia censito: come possiamo riuscire a valorizzare anche i restanti due terzi? Questo tema è innanzitutto legato alla questione, più generale, riguardante il come riuscire a valorizzare la cultura nel nostro Paese. A mio avviso, il problema è la mancanza di una politica in grado di supportare il tessuto culturale e archeologico nel suo insieme. Oggi tutto è centrato su alcuni poli, sulle città d'arte o sui musei più importanti: ma non possiamo pensare di promuovere il nostro patrimonio artistico concentrandoci solo sui punti d'eccellenza. Vi è poi un problema più specifico: ovvero, quando si scava e si porta alla luce qualcosa di interessante è importante lavorare a una programmazione sia dell'indagine archeologica sia del finanziamento necessario alla sua conservazione e valorizzazione: il rischio, altrimenti, è che queste risorse ancora sommerse rimangano inespresse. Dove trovare i soldi necessari? Sicuramente non possiamo più pensare a un finanziamento solo pubblico: nello stesso tempo non possiamo pensare di avere solo un finanziamento privato. La soluzione è che il pubblico interpreti il ruolo del volano, così che il privato possa essere sollecitato a intervenire. Da questo punto di vista è però necessario che anche a quest'ultimo venga data la possibilità di contribuire a gestire, certo con delle regole, il patrimonio su cui ha investito. Inoltre, le gare per servizi di gestione del patrimonio culturale dovrebbero essere aggiornate: con i tagli che stiamo vivendo ora succede che tutte le perdite ricadano sul privato, ed è ovvio che se si continua così le imprese che si occupano di servizi culturali presto non parteciperanno più a nessuna gara. Bisognerebbe invece riuscire ad attivare sinergie e finanziamenti comuni, così che possano svilupparsi economie di scala in grado di portare a una migliore valorizzazione e, nello stesso tempo, a una maggiore resa. Il problema, però, è anche un altro... Quale? Purtroppo l'archeologia è un po' la cenerentola di tutto il settore dei beni culturali: e questo non solo in riferimento all'organizzazione ministeriale, ma anche perché il nostro Paese è decisamente più conosciuto, a livello nazionale e internazionale, per aspetti rinascimentali. Ritengo che questa visione vada riequilibrata. L'archeologia ha infatti una valenza fondamentale: ovvero, è il primo elemento di conoscenza storica e di riacquisizione delle proprie radici da parte dei cittadini. Il problema, da questo punto di vista, è quello di non restare ancorati al passato... Sicuramente il patrimonio archeologico rappresenta non solo una ricchezza ma anche un rischio: l'impatto di un ritrovamento con l'ambiente circostante può infatti essere molto forte. Tuttavia, sono convinta che non ci sia incompatibilità tra l'antico e il moderno: il punto sta nel riuscire a elaborare delle procedure che permettano un confronto tra questi due poli e che incoraggino la nascita di un virtuoso rapporto sinergico tra di essi.