Scende in campo l'Osservatorio patrimonio culturale: indagare sui retroscena rivelati da Villari Fare chiarezza sul ripensamento dei francesi a finanziare restauri a Pompei e sugli interessi dei privati ad investire nel territorio intorno all'area archeologica. È quanto chiede l'Osservatorio Patrimonio culturale che la prossima settimana presenterà un esposto alla magistratura per sollecitare l'apertura di un'inchiesta sulla vicenda. L'associazione ha intenzione anche di chiedere al ministero dei Beni culturali l'apertura di un'indagine interna per ricostruire tutti i passaggi della vicenda, dalla riunione in uno dei saloni di via del Collegio romano a luglio dello scorso anno alla lettera di rinuncia inviata lo scorso 12 marzo. «Dopo le dichiarazioni rilasciate a "Il Mattino" dal senatore Villari - spiega il responsabile dell'associazione Antonio Irlando - riteniamo indispensabile l'avvio, sia di un'indagine della magistratura che da parte del Ministro peri beni culturali, Lorenzo Ornaghi, per fare chiarezza sulle eventuali responsabilità che hanno portato al rifiuto degli imprenditori francesi del consorzio Epadesa di offrire cospicui contributi per il restauro degli scavi di Pompei». Il senatore Pdl, già sottosegretario con delega su Pompei del ministro Galan, in un'intervista al nostro giornale ha infatti raccontato che nella riunione preliminare del luglio 2011, il Consorzio francese de l'Epadesa, che aveva dato la disponibilità a finanziare restauri a Pompei con 5-10 milioni l'anno, avrebbe voluto «il privilegio» di far eseguire i lavori alle imprese consorziate senza partecipare a gare d'appalto così come prescritto dalle nostre norme. «Affermazioni sconcertanti» le definisce Irlando, secondo il quale il rifiuto dei francesi a contribuire al salvataggio degli scavi di Pompei è «un altro increscioso capitolo che conferma la confusione gestionale dell'area archeologica e il ruolo di organismi pubblici e privati che usano Pompei forse per fini diversi dalle prioritarie attività di conservazione dell'area archeologica».