L'opinione AL QUIRINALE non sembra che il Presidente Giorgio Napolitano sia preoccupato perché la Romeo gestisce alcuni servizi del grande complesso monumentale romano. Se in questa situazione vi fosse qualcosa di moralmente disdicevole o giuridicamente opinabile, il Presidente sarebbe intervenuto. A Palazzo San Giacomo invece, alcuni ammini-stratori e componenti politiche sono molto preoccupati per la presenza della Romeo in più cose: nella gestione degli immobili comunali, nell'intesa raggiunta sul pagamento dei crediti maturati da Romeo, nella vendita delle case del patrimonio, nella condivisione in linea generale del progetto di gestione dell'Insula Antica Dogana, salvo verifiche di fattibilità che una commissione sta facendo in queste settimane. Preoccupato per ragioni morali lo era tempo fa de Magistris, ma dopo il citato accordo sui crediti che ha contribuito in modo decisivo a salvare il bilancio e la stessa amministrazione, la preoccupazione del sindaco s'è notevolmente stemperata. Non ha cambiato idea invece e resta preoccupato l'ex assessore Narducci che ha inserito l'affaire Romeo tra le cause prime delle sue dimissioni. A Napoli dunque, a differenza di Roma, il giudizio sulla Romeo è una variabile dipendente dalla convenienza politica del momento e il suo titolare è demone quando corrompe e angelo quando salva una giunta dal collasso economico. Roma è attenta a verificare che le norme contrattuali siano rispettate e lascia ai giudici il compito di concedere a Romeo piena libertà d'impresa. Napoli pretende di condannarlo o santificarlo a prescindere da leggi e sentenze, ma non è stata in grado di raddrizzare a proprio favore il contratto con Romeo nato male dieci anni fa, come dimostra lo stato miserevole di manutenzione del patrimonio comunale. Il rapporto con la società scade a dicembre, restano pochi mesi, forse ci sarà una proroga perché non vi sono i tempi tecnici per chiudere un nuovo bando di gara, ma si ha la sensazione che la Romeo e Alfredo Romeo peseranno sulla vita politico- amministrativa della città per un tempo ancora lungo. Vediamo perché. Nei mesi passati, de Magistris, Narducci e Romeo hanno giocato una partita sui tre campi della politica, dell'etica e dell'economia. Nella percezione comune, sembra che de Magistris abbia vinto sul piano politico, perché ha chiuso un vecchio contenzioso, e su quello economico per l'accertata convenienza dell'accordo, Narducci su quello etico perché è andato via con l'alone di chi su questo terreno non scende a compromessi e Romeo su tutti i fronti perché è stato riconosciuto affidabile interlocutore politico e da questa intesa, se andrà in porto, trarrà notevole profitto, com'è giusto che accada per un imprenditore. Una partita non chiusa, però. Narducci sarà il convitato di pietra ogni qual volta nei prossimi mesi si discuterà di uno dei tanti argomenti che l'hanno visto dissociarsi (molto discretamente) dalla maggioranza, de Magistris e Romeo continueranno il confronto sugli innumerevoli problemi comuni in precedenza elencati. Il più importante è il citato progetto Insula. Se la commissione lo boccerà, ciò significa che Narducci aveva ragione e de Magistris ne dovrà trarre le conseguenze politiche. Se il progetto sarà invece approvato, significa che Romeo è un partner affidabile, il partito che intende la politica come «furioso formalismo della norma» (dice il sindaco riferendosi al suo ex assessore) sarà perdente e deve essere neutralizzato perché rappresenta un freno ai processi di sviluppo e modernizzazione della città. Così traguardate, è evidente che le vicende Narducci e Romeo sono strettamente legate e la questione sale di rango, ponendosi tra quelle nodali per capire se e come la città vuole cambiare. Per ora, siamo ancora lontani da quest'auspicabile ambito di discussione. Si continua a discettare sulla doppia interpretazione della legge, quella "rigorista" alla Narducci e quella "contaminata" dalla politica fatta propria da de Magistris. Non si può non condividere in proposito l'orrore espresso da qualche autorevole giurista su questa singolar tenzone teorico-filosofico-giuridica. Ma il progetto Insula racconta anche altre storie interne ed esterne all'amministrazione: un gruppo di vertice, sindaco compreso ma con significative assenze di assessori pur competenti per materia, ha lavorato quattro mesi con la Romeo per un accordo globale che viene raggiunto; per l'occasione, con malcelato entusiasmo, il Comune emette un comunicato stampa così generoso di riconoscimenti alla controparte che sembra scritto dall'ufficio stampa della Romeo; la Romeo ricambia la cortesia parlando nel proprio comunicato di democrazia partecipata; insorgono dissensi sul progetto in commissioni consiliari, in alcuni partiti, in gruppi ambientalisti, negli intellettuali; il Comune minimizza e parla di decisioni ancora da prendere sull'Antica Dogana; insorge Alfredo Romeo e richiama tutti al rispetto delle decisioni prese e condivise; sbaglia i toni e il bersaglio delle dichiarazioni ma non viene smentito nel merito delle cose dette. Su tutte queste storie, a mo' di coerente sigillo, si registra l'assenza di Narducci, assessore alla trasparenza, all'approvazione della delibera che riguarda Romeo, imprenditore controverso. C'è materia sufficiente per pensare che una parte non trascurabile del futuro di quest'amministrazione sia legata a filo doppio con la Romeo.