SEDICI stanze chiuse da transenne e "Madre contro Madre". Disco rosso per l'arte contemporanea, chi va al museo Madre ha l'accesso sbarrato a 16 sale, gran parte delle opere prestate da grandi collezioni non le vede già da tempo. Per trovarne alcune, deve andare a Sorrento, dove l'ex direttore Cicelyn ha "esportato" un'opera, o a Madrid e Venezia. Si era offerto di ospitarle Capodimonte, ma poi si è tirato indietro: «Il ministero non poteva inimicarsi la Regione», spiega il soprintendente Vona. In settimana però, informa Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina, dovrebbe essere approvato un ri-finanziamento del Madre. UNA visita al Madre in disgrazia è un modo per verificare quanto sia stata evocativa per l'arte contemporanea l'architettura di Alvaro Siza. Sedie girate verso il nulla e secchi d'acqua rovesciata rischiano di sortire l'effetto Alberto Sordi e signora che sbeffeggiano la Biennale nel film "Vacanze intelligenti". C'è anche la memoria di una "ferita" che ancora brucia, "Wound", di Anish Kapoor, l'artista della grande tensostruttura di piazza Plebiscito, rimasta sulla parete come un profilo di pigmento rosso. L'unica traccia dell'opera del grande anglo-indiano tornata nel museo irlandese dal quale era stata prestata. Nelle sale rese inaccessibili da transenne, quasi l'intero secondo piano, sono rimaste solo cinque opere. Per una, quella di Gianni Pisani, "Incidente", è in corso una querelle: l'artista la vuole indietro, perché chi l'ha prestata al Madre purtroppo non c'è più e Pisani teme anche per le sorti del suo lavoro. Percorsi anomali per i visitatori, ridotti a cinque al giorno, ma si annuncia una svolta per il museo di via Settembrini: «Dovremmo essere alla vigilia dell'arrivo delle misure che aspettiamo dice l'amministrativista Pierpaolo Forte nel frattempo alla Fondazione abbiamo predisposto tutto quello che serve: il museo è una macchina pronta per ripartire ma manca la benzina. La prossima settimana la considero decisiva. E intanto esponiamo quello che abbiamo». Butta benzina sul fuoco l'ex direttore Eduardo Cicelyn, che ha riscosso grande successo con la mostra sorrentina del "contro-Madre". «Chi ha stabilito che l'opera di Carl Andre (che peraltro la vedova del gallerista Konrad Fischer rivuole) va da sola in una stanza, che Paladino si accosta a Pisani? Queste cose deve deciderle un curatore». Cicelyn ne contesta l'assenza: «Il direttore non viene nominato da un anno, ma il vero problema sono i fondi privati che non sono arrivati, come da modifica dello statuto e i fondi della Regione pari a zero. Se volevano ammazzare il Madre bastava dirlo, non era necessario cambiare lo statuto. Mi hanno espulso perché non volevo firmare un bilancio falso ». Curatore o direttore, i contatti ci sono stati, ma nessuno avrebbe accettato. Tra i contattati, grandi personalità del contemporaneo come Hans-Ulrich Obrist, curatore di 200 mostre e direttore dei progetti internazionali della Serpentine Gallery di Londra. O Carmen Gimenez, che stata curatrice del Guggenheim. «Mi ha chiesto informazioni, ma l'ho sconsigliata », dice Gianfranco Benedetti, fondatore della galleria Stein di Milano, una delle più importanti d'Italia. «È vero para il colpo Forte alcuni sono in tanti comitati scientifici e non potevano accettare. Altri hanno detto sì, tutto questo non inficia che se la prossima settimana arriva la notizia attesa, il Madre avrà un comitato scientifico di altissimo prestigio: prima era formato da 3 persone, ora sono in 5 e abbiamo puntato in alto». «Credo sia stata una buona idea non chiudere il museo osserva il gallerista Alfonso Artiaco è sempre un brutto giorno quando questo accade. Ma neanche si può morire di burocrazia. Con i colleghi Lia Rumma e Morra ci siamo offerti di dare una mano per tenere in vita il museo». Ma non sempre le buone intenzioni portano lontano. È andata buca anche con Capodimonte: le opere che voleva ospitare il museo per farle restare a Napoli, sono andate al Reina Sofia e al Correr di Venezia. «Ragioni di opportunità dice Fabrizio Vona, il successore di Nicola Spinosa hanno suggerito che non era il caso che il ministero si mettesse contro la Regione».
NAPOLI - Madre, così si smantella un museo pezzo dopo pezzo
Il museo Madre di Napoli è stato chiuso per 16 settimane a causa di una disputa tra il direttore Eduardo Cicelyn e il comitato scientifico. Le transenne sono state montate per proteggere le opere d'arte contemporanea, ma il museo è stato ridotto a cinque visitatori al giorno. La disputa è stata causata da problemi finanziari e da una mancanza di fiducia tra Cicelyn e il comitato. Il museo è stato chiuso anche a causa di una mancanza di fondi privati e della Regione. La Fondazione Donnaregina, che gestisce il museo, ha predisposto tutto quello che serve per il suo riapritto, ma manca la benzina. La prossima settimana è considerata decisiva per il museo.
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