L'ad di Genova High Tech: "Ricadute sui costi delle opere" SALGONO a dieci le imprese edili che per lavorare agli Erzelli pagavano tangenti. Mazzette a tre ingegneri della dell'Aurora Costruzioni, impresa savonese che ha compiti di controllo dello stato di avanzamento dei lavori per "Genova High Tech". Tanto che lo stesso amministratore delegato della società capofila, che sulla collina di Sestri Ponente sta costruendo la cittadella tecnologica, non nega che la pratica della tangente possa avere gonfiato, seppure di poco, i costi di realizzazione delle opere. I responsabili delle ditte taglieggiate, sotto torchio dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova, avrebbero confessato di aver versato tangenti come il costruttore bresciano che dopo esserne stato vittima, per primo ha avuto il coraggio di rivolgersi a Piero Mensi (amministratore delegato di "Genova High Tech") ed anche ad "Aurora Costruzioni" per denunciare le ripetute estorsioni. Le due imprese si sono rivolte alla Procura della Repubblica, che ha aperto un fascicolo, affidato al pm Alberto Lari, che a sua volta ha affidato le indagini ai carabinieri guidati dal maggiore Oreste Gargano. Gli interrogatori delle ultime settimane hanno sollevato il coperchio del verminaio degli Erzelli. Anche se l'imprenditore Gino Manome, titolare dell'EcoGe, ascoltato come persona informata sui fatti, ha negato di aver sborsato un solo centesimo. Più della metà delle ditte (sette quelle più importanti, un'altra decina le più piccole) che lavorano agli Erzelli avrebbero pagato i tre tecnici indagati: Enrico Casaretti di 41 anni, di Parma (direttore tecnico dell'Aurora Costruzioni), Giuseppe Luperto, 47 anni, di Lecce (per la stessa società responsabile della costruzione e manutenzione degli impianti del polo) e Carlo Azzariti Fumaroli, 39 anni, di Napoli (consulente e responsabile delle opere di urbanizzazione). I tre avrebbero bloccato il rilascio del documento dello stato di avanzamento dei lavori, una carta essenziale che consente agli appaltatori di essere pagati. Con la scusa di errori di progettazione, di non conformità dell'opera, avrebbero concesso il via libera soltanto al pagamento della mazzetta, equivalente al 2-3 per cento del conto finale. "Mele marce", li ha definiti Carlo Castellano, presidente di "Genova High Teach". E da quanto trapela dagli ambienti investigativi, sulla collina degli Erzelli le bustarelle sarebbero state ordinaria amministrazione. Anche se l'ingegnere Piero Mensi dice che "occorre vedere quanto questa pratica fosse diffusa...". Quanto pesano, però, le tangenti sui costi complessivi (circa un miliardo di euro) che i 4 azionisti privati (Banca Intesa, CarigeCoop Liguria, Gruppo Rasero ed Euro Milano) stanno sostenendo? «Credo di poter dire che, se hanno pesato, lo sono state in maniera marginale», risponde l'amministratore delegato. Seppur modica, vi è stata una lievitazione di prezzi nella realizzazione di determinate opere? «Non mi sento di negarlo ammette l'ingegner Mensi ma mi capisca, ci sono delle indagini in corso». Quanto influirà tutto questo sul prezzo che l'Università di Genova e gli altri acquirenti dovranno pagare per l'acquisto degli immobili? L'operazione Sulla collina Parco Tecnologico da un miliardo LA CITTADELLA della tecnologia avanzata è un intervento edilizio che alla fine costerà qualcosa come un miliardo di euro, la più grande opera realizzata a Genova nel terzo millennio. Tutto finanziato da quattro soggetti privati: appunto Banca Intesa-San Paolo, Carige-Coop Liguria, Gruppo Rasero ed Euro Milano (il colosso che ha costruito il Campus-Politecnico Bovisa di Milano). Un Parco Scientifico e Tecnologico, che dovrebbe rappresentare l'alleanza tra istruzione e industria, sulla collina prospiciente l'aeroporto Cristoforo Colombo. Dove oltre all'università (la facoltà di Ingegneria) sono pronte a sbarcare aziende come Ericsson e Siemens. Oltre 400 mila metri quadri di superficie messi a disposizione da Carlo Castellano, presidente di "Genova High Tech".