E l'ex sindaco di Medicina: "Rimpiango ancora Romilia" SUL nuovo centro tecnico del Bologna Calcio «non esiste alcuna speculazione, anzi ho scelto di costruirlo su terreni non miei proprio per evitare polemiche». Albano Guaraldi, presidente del Bfc, difende il suo progetto dagli attacchi degli ambientalisti, che dietro l'idea di una cittadella rossoblù a Granarolo vedono lo spettro della speculazione edilizia. Ma lui non ci sta. E prova a scacciare il fantasma della cementificazione rassicurando la città sulla bontà dell'operazione. «E poi, non è detto che le gru che costruiranno il centro siano le mie». Resta però che, fra i terreni circostanti, ce ne siano alcuni di sua proprietà. «Ma io ne ho dappertutto - ribatte -, lì come in altre zone della provincia. Ho dei terreni perché questo è il mio lavoro ». E se l'intesa con Palazzo Malvezzi e il Comune del sindaco Loretta Lambertini è arrivata in tempi record, è perché «faccio questo mestiere da trent'anni e di me le istituzioni evidentemente si fidano». Le parole rassicuranti entrano nel dibattito, ma ancora non bastano a convincere i più scettici. Ieri s'è aggiunto l'urbanista Giuseppe Campos Venuti, che boccia il progetto del club. «L'operazione di Guaraldi mi preoccupa molto. Il rischio è che, una volta costruiti i campi di calcio, il progetto si allarghi alle aree circostanti, alcune di sua proprietà». Un'altra anomalia è la tribuna che circonderà uno dei campi principali: «A cosa servono le tribune che vedo nel progetto? Non vorrei che da 5mila posti si passasse all'improvviso a 45mila ». A questo punto, la palla dovrebbe passare al primo cittadino di Granarolo. «Dovrebbe mettere nero su bianco, per rassicurare tutti, che sui terreni circostanti ci sarà a vita un vincolo di non edificabilità. Sarebbe un gesto di trasparenza e una risposta a chi sospetta che dietro l'operazione ci sia un "papocchio"». La via d'uscita, conclude Campos Venuti, sarebbe quella di accantonare il progetto guaraldiano e valorizzare la zona (di proprietà del Comune di Bologna) che circonda lo stadio Dall'Ara: «Una cittadella del calcio lì darebbe nuovo slancio all'intera area». Ma la "Casa del Bologna" riporta a galla anche i rimpianti di chi, nel 2006, sosteneva il progetto Romilia dell'ex patron Alfredo Cazzola che, oltre a esser dieci volte più esteso, doveva sorgere a Medicina: «Il nuovo stadio, che ho sostenuto con tutte le mie forze - racconta l'ex sindaco Nara Rebecchi - rappresentava un'occasione straordinaria per Medicina, ma purtroppo è sfumata». Il rimpianto, con gli anni, non è andato via: «Quando leggo di questo nuovo progetto mi si stringe il cuore». Al tempo Palazzo Malvezzi si mise di traverso, ora invece l'accordo si è trovato subito: «Ma sono casi diversi e non confrontabili ». Romilia ballava sui 300 ettari, questo sui 22. «Certo ammette - la convenienza per il Comune di Granarolo è enorme. Dispiace per l'opportunità persa da Medicina, quel centro avremmo potuto averlo noi».