Riccardo Muti accusa, Giuliano Urbani risponde. E gli dà ragione. Negli ultimi tre giorni il maestro napoletano, a Firenze per la Messa Solenne di Cherubini, non ha perso occasione per attaccare la politica del governo sulla cultura musicale e non solo. Nel mirino del maestro i tagli al Fus (il Fondo unico per lo spettacolo) e il progetto di eliminare le ore di musica dalle scuole. Un lento smantellamento - ha dichiarato nella sostanza Riccardo Muti al Corriere della Sera - del patrimonio intellettuale italiano, destinato a impoverirsi fino all'osso, con i teatri messi in ginocchio. E, soprattutto, con gli studenti privati della classica e della lirica, ovvero le «spine dorsali fondamentali della storia, della cultura, e dell'arte italiana». A rincarare la dose ci si è messo anche il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, che domenica scorsa ha utilizzato sempre le pagine del quotidiano di via Solferino, non per difendersi o per dare spiegazioni, ma per chiedere al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al suo governo di ascoltare Muti e di non tagliare i finanziamenti pubblici alle fondazioni lirico-sinfoniche. Muti contro il governo, il governo contro le sue stesse decisioni. Pagine intere di quotidiani riempite a suon di accuse, repliche, richieste. Soluzioni possibili Eppure, senza tanto spreco di parole, la soluzione al problema ci sarebbe. Anzi, in parte è già pronta: basterebbe solo approvarla. Si tratta della legge quadro sullo spettacolo dal vivo a tutela della musica, della danza e del teatro; la prima legge italiana dedicata solo allo spettacolo, destinata finalmente a riordinare la materia, sparpagliata fino ad oggi in centinaia di circolari ministeriali. Muti e Urbani, quindi, non sono gli unici a preoccuparsi delle sorti della cultura in Italia, anzi. L'argomento non è stato mai tralasciato o sottovalutato dai parlamentari della maggioranza, che da tempo stanno lavorando per mettere a punto i numerosi interventi, economici e organizzativi, a favore delle compagnie teatrali, delle fondazioni musicali e dei teatri stabili pubblici e privati. La proposta di legge prevede, tra l'altro, l'abbassamento dell'Iva per i teatri dal 20 al 10 per cento, e maggiore libertà per il direttore artistico, che risponde al consiglio d'amministrazione solo per la qualità dei lavori messi in scena, lasciando al direttore amministrativo il compito di far quadrare i bilanci. Innovazioni vitali per la "sopravvivenza" della cultura italiana, che si inseriscono in un altro progetto di più ampio respiro: sia la maggioranza che l'opposizione, infatti, intendono chiedere al Consiglio dei ministri di ripristinare al più presto, almeno in parte, i fondi tagliati al Fus. Insomma il maestro ha chiamato e il ministro ha risposto. Ora alle parole dovranno seguire i fatti.