Siena Le stanze sono quelle dove studiano musica i selezionati allievi dell'Accademia Chigiana, nota in tutto il mondo. E per questo il piano nobile del senese Palazzo Chigi Saracini è in qualche modo un luogo "sacro". E' quindi un evento la prima vera apertura al pubblico di queste sale, dove è stata riallestita la collezione riunita tra fine Settecento e inizio Ottocento dal patrizio senese Galgano Chigi Saracini, nel tempo ingrandita dagli eredi. E'una raccolta enorme. In pochi anni furono messi insieme quasi dodicimila pezzi, tra cui milletre-cento dipinti, con opere di straordinario valore artistico del Sassetta e del Beccafumi. Pittori senesi ma anche fiorentini e napoletani, come racconta fino al 15 giugno la visita al Palazzo presentata sotto il titolo Le stanze e i tesori della collezione (a cura di Carlo Sisi ed Enrico Colle, guida Silvana Editoriale) e alla mostra Dipinti del Seicento e del Settecento nella collezione Chigi Saracini (a cura di Kiccardo Spinelli, catalogo Spes). L'apertura museale è una complessa operazione voluta dalle Fondazioni della Chigiana e del Monte dei Paschi che, spiega Carlo Sisi, «non ha precedenti. Erano decenni che il piano nobile non veniva mostrato al pubblico. Per ricostruire comunque le sale è stato necessario un lunghissimo lavoro». Quale? «Alla base c'è un forte impegno di ricerca inventariale negli archivi e nella bibliografia relativa al collezionismo senese. Ha avuto come primi esiti le mostre allestite negli anni scorsi al piano terra di Palazzo Chigi Saracini, con il coordinamento scientifico di Donatella Capresi, esposizioni legate a particolari settori della raccolta. Da questo lavoro è nato l'inventario generale della Chigi Saracini. Per farlo tornare in vita ci siamo basati sul brogliaccio di Galgano Saracini. In maniera capillare registrava gli acquisti, gli interventi di restauro, le modalità dell'esposizione delle opere. Abbiamo usato anche il catalogo del 1819 con cui il patrizio permetteva agli allievi dell'Accademia di Belle Arti di visitare la sua galleria per studiare l'arte senese». Quanto fu importante per Siena quel periodo? «Tra l'ultimo ventennio del Settecento e il primo ventennio dell'Ottocento Siena era una fucina, un luogo di incontri anche internazionali. Da una parte la città voleva mantenere sembianze goti-che a memoria delle glorie del periodo repubblicano, ma dall'altra c'era un notevole sviluppo in chiave illuministica. Basta ricordare la costante presenza di Vittorio Alfieri, legato alla famiglia Mocenni, e parallelamente gli" esiti del neoclassicismo in senso eroico, alfieriano, narrato dai grandi cicli che dipinse Luigi Ademollo. Quest'artista, che aveva vinto il concorso per il teatro della Pergola, debuttò in modo clamoroso con gli affreschi che dipinse nei palazzi nobiliari senesi, caratterizzati dal recupero del bello ideale e dell'antico, che Siena ripeto viveva in chiave alfieriana. In conseguenza di questo anche la grande attenzione al teatro. Lo stesso Alfieri calcò le scene in incognito interpretando la parte di Saul. E al contempo veniva recuperata la matrice culturale senese grazie a intellettuali come Filippo della Valle ed eruditi locali. Costruirono la storia dell'arte contrapponendo la a quella fiorentina: Duccio contro Cimabue, Simone Martini contro Giotto. In questo clima di recupero teorico e filologico si sviluppò la pinacoteca, con i dipinti provenienti dalle chiese soppresse. Furono riscoperti i primitivi, si avviò un mercato che nel tempo porterà a Siena studiosi e galleristi». E Galgano Saracini acquisì mille trecento dipinti. «Aveva una collezione con una base di opere antiche. Il suo interesse maggiore fu però per il Seicento e il Settecento. E in questo modo completò idealmente la Pinacoteca, che si fermò alle soglie del XVIl secolo. Ma insieme ai dipinti acquistò numerose antichità, soprattutto etrusche, simbolo delle radici più antiche della città, come dimostra lo studiolo che abbiamo ricostruito a Palazzo. E' uno studiolo legato alla cultura illuministica, dove convivono il capolavoro, l'uccello impagliato o il meteorite caduto nelle sue proprietà». Il Palazzo è però una stratificazione. Ci sono oggetti, dipinti, raccolti dagli eredi, fino a Guido che fu il fondatore della Chigiana. «Abbiamo mantenuto la stratificazione, evidente nell'alterazione degli spazi. Il primo e il secondo piano furono uniti per far nascere la grande sala necessaria all'Accademia Musicale Chigiana, allestita in gusto neo settecentesco. Fu un omaggio a Vivaldi, recupero avvenuto con la presenza in Accademia di Alfredo Casella. Nel percorso del piano nobile si avverte la quotidianità dei luoghi. Ma la galleria e le sale che abbiamo recuperato riescono a far capire e far percepire il clima dell'allestimento di Galgano Saracini». E' un percorso disseminato di capolavori. «Non è possibile enumerarli tutti. Vorrei ricordare L'adorazione dei magi del Sassetta, il tondo di bottega botticelliana, il san Sebastiano di Andrea del Brescianino, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina di Domenico Beccafumi, Susanna e i vecchioni di Bernardino Mei, I giocatori di Rutilio Manetti.
L'apertura al pubblico dei tesori di Palazzo Chigi a Siena
Il Palazzo Chigi Saracini a Siena è stato aperto al pubblico per la prima volta, permettendo di visitare le stanze dove si studiano musica i selezionati allievi dell'Accademia Chigiana. La raccolta di dipinti e antichità è stata riallestita con la collezione di Galgano Chigi Saracini, che comprende quasi 12.000 pezzi, tra cui 1.300 dipinti di artisti senesi e fiorentini. La mostra "Le stanze e i tesori della collezione" e la mostra "Dipinti del Seicento e del Settecento nella collezione Chigi Saracini" hanno presentato la collezione e la storia dell'arte senese.
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