ROMA Verrà inaugurato a Roma martedì il Museo dei cappuccini. Otto nuove sale per la valorizzazione del complesso conventuale in via Veneto, compreso il cimitero sotterraneo con le ossa di quattro- mila frati vissuti tra il '400 e il '700. Tra le opere più prestigiose il San Francesco in preghiera di Caravaggio Roma, uno scrigno di tesori d'arte, una città che ha sempre da offrire sorprese ai suoi abitanti e alle migliaia di visitatori che la frequentano in piena estate. Martedì prossimo si inaugura il Museo dei Cappuccini a via Veneto. Sulla destra, al numero 27, si nota a stento, tra gli alti palazzi, la chiesa di Santa Maria della Concezione, sorta nel 1626 sul terreno donato da papa Urbano VIII Barberini ai cappuccini: orti, ville e giardini la circondavano originariamente. La facciata oggi appare esternamente dimessa: da quando, nel 1886 fu aperta la strada, si persero anche alcuni connotati originari Apre martedì in via Veneto il museo che ricostruisce la vita dell'Ordine architettonici, come il campanile di gusto borrominiano, abbattuto, e la piazzetta trapezoidale antistante. La scalinata a doppia rampa conduce, prima di arrivare alla chiesa (dove si conservano opere di Guido Reni, Lanfranco, Domenichino, von Hontorst), al cimitero sotterraneo dove i frati, a partire dalla prima metà del '700, scendevano ogni sera a pregare e a riflettere e dove in sei nicchie si concentra lo strabiliante e macabro spettacolo delle ossa di 4000 cappuccini, morti tra il '400 e il '700, disposte in modo da formare motivi artistici e perfino lampadari. La cripta sotto la chiesa, la più barocca esibizione della incombente presenza della morte nella vita quotidiana, inserita nelle guide turistiche della capitale in un itinerario che comprende il vicino Palazzo Barberini, sede della Galleria Nazionale d'Arte Antica e Moderna, sarà inserita in un affascinante percorso museale che permetterà di far conoscere al pubblico la storia spirituale dei Frati Minori Cappuccini, uno degli ordini religiosi più diffusi al mondo. La valorizzazione del Complesso conventuale dei Cappuccini, la catalogazione e l'esposizione del prezioso patrimonio artistico (tra cui il San Francesco in preghiera di Caravaggio) liturgico, documentario, custodito negli archivi dell'Ordine religioso, rappresenta per Alessandro Nicosia, presidente di Comunicare Organizzando e direttore del Complesso del Vittoriano, artefice del progetto (realizzato in collaborazione con il Fondo Edificio di culto, con il patrocinio dei Beni Culturali, della Regione Lazio e di Roma Capitale) un obbiettivo raggiunto per la riqualificazione di un luogo di culto, ottenuto grazie anche all'utilizzazione di moderni strumenti conoscitivi. «La mia idea di museo religioso per un pubblico ampio - spiega Nicosia - ha compreso in primis uno spazio espositivo che possa far cogliere sia l'intenso misticismo sia lo stile di vita semplice, la vicinanza al popolo e lo spirito di fraternità che dalla fondazione caratterizza l'Ordine dei Cappuccini». Marco Pizzo, storico dell'arte e direttore del Museo del Risorgimento, ha curato la selezione delle opere d'arte, dei manoscritti, dei paramenti liturgici e degli oggetti che mettono in evidenza i contrasti della cultura dei Frati, votati alla vita eremitica in preghiera, profondamente ascetica e mistica, ma vicino ai più deboli. «E' interessante notare - sottolinea il responsabile del percorso espositivo - come i Cappuccini riutilizzino tutti i materiali poveri e li trasformino in oggetti. Il caso della cripta è esemplare: creano decorazioni con ossa e scheletri, materiali interpretati come strumenti per glorificare Dio». Otto le sale da percorrere per approfondire la cultura cappuccina. Si parte dalla storia del Convento, commissionato dalla famiglia Barberini, che comprende il progetto della chiesa dell'Immacolata progettata dal Fra Michele da Bergamo. Segue, la conoscenza dell'Ordine con una mappa dei conventi della provincia romana e del Lazio ancora attivi, arricchita da immagini e storie dei suoi santi, paramenti, oggetti liturgici e manufatti di uso quotidiano. La quinta sala è dedicata al San Francesco di Caravaggio (a cura di Claudio Strinati) con due monitor che proiettano altre opere con lo stesso soggetto. Infine, i Cappuccini nel XX secolo, raccontati con filmati dedicati a Padre Mariano, protagonista di seguitissime rubriche televisive dal 1955 al 1972. Il percorso del museo si conclude con una dedica a Padre Pio e una introduzione alla Cripta, prima di poterla visitare. Pezzo forte delle otto sale espositive il San Francesco del Caravaggio «Il quadro dei Cappuccini di Roma è un sublime dipinto che porta alle estreme conseguenze l'interpretazione iconografica della figura di San Francesco compiuta dal Caravaggio nel corso della sua intera esistenza». Claudio Strinati, storico dell'arte e dirigente generale di staff presso il ministero per i Beni e le Attività Culturali, è autore del testo critico sulla tela San Francesco che depone il teschio ai piedi della Croce meditando sulla morte di Cristo di Caravaggio, conservata per molti anni nella sagrestia della Chiesa della Immacolata Concezione, e che dalla prossima settimana sarà esposta nel nuovo Museo dei Cappuccini. Il dipinto è al centro di un vivace dibattito tra studiosi, poiché esiste una versione molto simile dell'opera scoperta nel 1967 da Maria Vittoria Brugnoli nella chiesa di San Pietro di Carpineto Romano, feudo degli Aldobrandini, confinante con quelli dei Colonna, dove il pittore lombardo si rifugiò nel 1606 dopo l'uccisione di Ranuccio Tomassoni e la fuga da Roma. Strinati, a conferma della sua attribuzione, evidenzia la tecnica esecutiva infallibile di Caravaggio, priva di pentimenti (a differenza di quella di Carpineto) e rielaborazioni, analoga a quella della Madonna dei Pellegrini e stilisticamente affine alla Cena in Emmaus di Brera. Due schermi ai lati del dipinto, documentano altre opere di soggetto francescano di Caravaggio.