L'opera è in una chiesa pericolante di Pieve di Cento insieme a un dipinto di Reni La Sovrintendenza dopo le proteste: «Non lo porteremo via» L'ipotesi di Sassuolo. L'Annunciazione vale sei milioni. Sarebbe dovuta andare nel Palazzo ducale di Sassuolo PIEVE DI CENTO (Bologna) C'è voluto qualche giorno prima che mettesse a fuoco la questione, scombussolato com'era dalla doppia scossa del 20 e del 29 maggio e preso da mille urgenze. «I miei concittadini continuavano a fermarmi per strada. E dicevano: "Mi raccomando il Guercino, sindaco, mi raccomando il crocifisso, che non li portino via...". Poi ho capito...». Ha capito, Sergio Maccagnani, primo cittadino di Pieve di Cento, che, nonostante gli sfollati, le rovine, le aziende azzoppate e una quotidianità violata, anche il destino di un'opera d'arte può diventare in certi momenti un'ancora per una comunità in cerca di punti fermi. E per i 7 mila pievesi disseminati nella valle del Reno, al confine tra il Bolognese e il Ferrarese, il destino di un Guercino, di un Guido Reni o di quel crocifisso in legno del Trecento che da secoli, tutti i venerdì di marzo, viene venerato in paese, non era affatto un dettaglio nel bollettino di guerra lasciato dal terremoto. Opere uniche, dal valore altissimo (anche economico: l'Annunciazione del Guercino è valutata 6 milioni di euro e l'Assunzione di Guido Reni qualcosa di più), che fanno della chiesa della Collegiata di Santa Maria Maggiore, arricchita da altre opere, uno scrigno unico nel suo genere. Un tesoro improvvisamente a rischio. Non solo perché il terremoto ha stappato la chiesa neanche fosse una bottiglia di spumante, mandando in pezzi la cupola centrale e parti della facciata. Ma perché, anche se quadri, crocifisso e altre opere sono rimaste illese, si è subito posto il problema di toglierle da quel tempio mezzo sventrato, pericolante e alla portata di qualsiasi sciacallo. La Sovrintendenza un piano l'aveva: prelevare il Guercino, il Reni e quant'altro, trasferendoli nel Palazzo ducale di Sassuolo, lontano dalle scosse e dotato di moderni sistemi di sicurezza. «Ma la gente del paese non voleva sentirne parlare racconta il sindaco Maccagnani , temeva che poi non sarebbero più tornati indietro: insomma, stava diventando un affare di Stato...». Ieri, finalmente, una soluzione si è trovata: tutte le opere della Collegiata saranno trasferite nel museo Magi '900, a Pieve di Cento, dove potranno rimanere fino a quando la chiesa non sarà stata riparata. «La scelta giusta, grazie all'atteggiamento collaborativo della Sovrintendenza ai beni culturali, ma non è stato così semplice...». Per niente. Il Guercino conteso ha davvero infiammato gli animi. Maccagnani, con il sostegno della Curia e dei vertici della Regione, ha dovuto anche fare la voce grossa: «Ho fatto presente che, se avessero portato altrove quelle opere, la gente sarebbe scesa in strada. E comunque non era un bel segnale, nel momento della ricostruzione, trasferire un complesso artistico di così forte natura identitaria». Pressing riuscito. «Da parte nostra fanno sapere dalla Sovrintendenza eravamo aperti a più soluzioni. L'ipotesi di Sassuolo offriva ampie garanzie, ma nel momento in cui la comunità di Pieve di Cento ha insistito per trovare sistemazioni diverse, ma altrettanto valide, non ci siamo opposti». Sarà un trasloco delicato quello che porterà il Guercino, il Guido Reni e il crocifisso nel museo Magi. Gli esperti seguiranno tutte le fasi dell'operazione. E Maccagnani non rischierà di passare alla storia pievese come colui che si fece soffiare sotto il naso il tesoro del paese.