A proposito della dibattito sulla cultura in Puglia, un modesto contributo di natura pratica. Partendo da un paio di considerazioni anch'esse assai pratiche. Prima considerazione: quante volte capita d'imbattersi in un bene culturale - una chiesa, un monumento, un palazzo, un sito archeologico, un museo, un teatro e via enumerando - che una volta restaurato dallo Stato, da un Comune, da una Provincia, dalla Regione, con evidente dispendio di risorse economiche, il giorno dopo la cerimonia di inaugurazione, con tanto di autorità in pompa magna, resta tristemente chiuso? E qual è il destino di un bene abbandonato se non sprofondare in capo a pochi mesi in un nuovo degrado? Pare un paradosso, ma la ricchezza di beni culturali a volte - direi sempre - è un problema. Mica si può pretendere che la cosa pubblica si prenda cura dell'immenso tesoro di cui siamo - immeritatamente - destinatari, compresa la chiesetta romanica in una radura periferica delle Murge o il dolmen in una campagna del Salento, che per «distrazione» viene opportunamente raso al suolo. Veniamo così alla seconda considerazione pratica: le nostre università pullulano di ragazzi che studiamo beni culturali e che quando finiscono gli studi si trovano senza lavoro, come se vivessimo in una regione che di beni culturali non ne possedesse neanche l'ombra. E' questo il paradosso dei paradossi: due grandi ricchezze - il patrimonio culturale e i giovani - che si ignorano. E pure stanno lì, gomito a gomito. Le ragioni di tale reciproca ignoranza sono tante, ognuno ha le sue tesi in proposito e non mette conto affrontarle adesso. Manteniamo la questione nell'orizzonte della praticità: cosa dovrebbe fare un ragazzo che ama la sua terra e non vuole stare con le mani in mano? Per prima cosa dovrebbe, ovviamente, studiare e mettere a fuoco un «percorso culturale». Considerata la ricchezza della nostra storia, c'è solo l'imbarazzo della scelta: dalle chiese romaniche all'architettura spontanea e popolare (trulli, pagliare), dalla preistoria al barocco, ai borghi medievali, all'archeologia. Poi dovrebbe fare una ricognizione sul territorio dei beni culturali e di chi è la proprietà (Stato, enti locali, privati, ecc.). Quindi dovrebbe costituire una cooperativa con altri giovani e stipulare convenzioni con i rispettivi soggetti pubblici e privati, diverse a secondo delle singole necessità (di un monumento si può chiedere la gestione, di un altro l'uso, eccetera). A questo punto il nostro giovane, trasformato in un operatore bifronte, metà custode del patrimonio culturale, metà imprenditore, dovrebbe darsi da fare per valorizzare e promuovere il suo «itinerario culturale», integrarlo con quelli di analoghe cooperative, e interloquire con gli altri settori fondamentali per la nostra economia: il turismo e l'agricoltura. Tutto questo ovviamente presuppone una «cultura» nuova, dei giovani e degli enti pubblici, soprattutto degli enti locali. Mica facile, ma provare tocca. Se non ci diamo una mossa adesso, quando?
Cultura in Puglia. Una proposta. Mettere insieme giovani e 'beni'
Un articolo di giornale discute il problema della gestione dei beni culturali in Puglia. Il problema è che molti beni culturali sono restaurati con grande dispendio di risorse economiche, ma poi vengono abbandonati e si deteriorano nuovamente. Un altro problema è che i giovani che studiano beni culturali non trovano lavoro. L'autore propone una soluzione pratica: i giovani dovrebbero studiare e mettere a fuoco un percorso culturale, fare una ricognizione sul territorio dei beni culturali e costituire una cooperativa con altri giovani e soggetti pubblici e privati per valorizzare e promuovere il patrimonio culturale.
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