(ANSA) - ROMA, 11 MAR - Quelli che lasciano piu' insoddisfatti sono le caffetterie e le audioguide, ma i servizi aggiuntivi dei musei statali ormai fanno la differenza nelle scelte dei visitatori. E' quanto emerge da una ricerca presentata oggi a Roma alla presenza del sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono. Promosso dall'Ufficio studi del ministero e condotto da Ludovico Solima e Alessandro Bollo, lo studio e' contenuto nel volume 'I musei e le imprese. Indagine sui servizi di accoglienza nei musei italiani' (pubblicato da Electa Napoli) ed e' una sorta di ricognizione sullo stato dei servizi di assistenza culturale e di ospitalita', attivati da alcuni anni con la legge Ronchey. Solima e Bollo hanno esplorato con diverse modalita' sia il versante della domanda sia quello dell'offerta per fare una fotografia fedele delle aspettative e della situazione reale. I ricercatori si sono avvalsi di una campionatura di questionari, compilati da 4.000 visitatori in 12 strutture espositive italiane (tra cui le Gallerie dell'Accademia di Venezia, il Cenacolo Vinciano, la Galleria Borghese, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e quello di Reggio Calabria), che evidenzia il generale apprezzamento dei servizi, ma al tempo stesso mette in evidenza carenze e aspetti critici. La prima cosa da prendere in esame, ha detto Solima, e' il problema della comunicazione. "Spesso non si conosce nemmeno l'esistenza di un museo - ha detto lo studioso - e al suo interno i servizi sono comunque poco visibili". Per motivi a volte logistici, come le librerie, spesso sacrificate dalle strutture architettoniche preesistenti, che nella maggior parte dei casi sono ubicate all'inizio del precorso espositivo. Un fatto questo che limita gli acquisti, in genere compiuti sull'onda emozionale di cio' che si e' visto. Eppure il fatturato delle librerie rappresenta il 60 del fatturato complessivo dei servizi aggiuntivi, cui fa seguito quello delle caffetterie e ristoranti, che pero' lasciano a desiderare per i prezzi troppo alti. In genere, l'aspetto che crea maggiore criticita' e' il rapporto con il personale, che si estende anche a servizi come le visite guidate e le prenotazioni (in realta' non sempre gradite come unica modalita' di accesso al museo). Dal 1998 ad oggi il numero di servizi nei musei e' molto cresciuto, ha aggiunto Alessandro Bollo, passando (dal '98 al 2000) da 104 a 298, mentre i musei coinvolti da 41 sono diventati 95 (ma nel 2002 hanno raggiunto quota 139, con una maggiore incidenza dei musei minori ed equamente suddivisi sul territorio). Il popolo dei musei, ha aggiunto il soprintendente del Polo Museale Fiorentino Antonio Paolucci, continua ad essere relativamente povero (non spende, in media, piu' di 5 euro a testa tra biglietto e servizi), colto, giovane e parla straniero. Solo il 2 della popolazione marginale, con un livello di istruzione inferiore, ha pero' accesso ai musei. Del resto, come evidenzia la scarsa soddisfazione per le audioguide, l'atteggiamento dominante di chi gestisce i servizi e' poco attento a catturare l'attenzione della gente. Secondo Paolucci, i contenuti sono "troppo retorici, inutilmente eruditi". Gli italiani non sanno rapportarsi con gli altri, ha concluso il soprintendente, basti guardare i cataloghi, "nessuno li legge, neanche noi"