L'università che lascia la ricerca in mezzo alla strada 20062012 - "L'eccellenza", scrivono gli studenti di Archeologia dell'Università la Sapienza di Roma, "in Italia c'è già". Ed è a via Palestro. Piccola palazzina nella zona della Stazione Termini, università di Roma, prima in affitto e successivamente acquistata dall'Ateneo stesso, per ospitare i locali del dipartimento di Scienze dell'Antichità. Archeologia classica, etrusco-italica, cristiana e medievale; Orientalistica; Preistoria e Protostoria; Filologia greca e latina; Storia, Epigrafia, Topografia antica. Giulio Tremonti, quando diceva che con la cultura non si mangia, probabilmente aveva in mente più o meno via Palestro. ECCELLENZA ACCADEMICA - Non sono ingegneri. Non montano computer. Non costruiscono le spade laser. Eppure sono ugualmente importanti: studiano il passato, perché senza il passato non c'è futuro. Il loro lavoro, che è l'unica cosa che è giusto chiedergli non di badare al quattrino lo fanno bene, molto bene. Spesso senza mezzi, senza dotazioni, senza sostegno. La struttura di Via Palestro contiene il quartier generale di sei dei Grandi Scavi che l'Università di Roma finanzia, almeno due dei quali in Vicino Oriente e fra i più importanti del mondo senza scherzi. Quello di Ebla, Tell Mardikh in Siria, scoperta dal professor Paolo Matthiae nel 1964 per gli archeologi di tutto il mondo, praticamente una divinità; quello di Mozia in Sicilia, colonia fenicia di primissima importanza, e di Malatya in Turchia. Tesori dell'antichità che le missioni italiane hanno scoperto, scavato, studiato approfonditamente e che a tutt'oggi rappresentano un faro e una meta di "pellegrinaggio accademico" per i membri della comunità scientifica di tutto il mondo. Nella piccola palazzina ci sono le documentazioni complete degli scavi, i musei con i ritrovamenti; una biblioteca di Scienze dell'Antichità celebrata a livello internazionale e del Fondo Librario Ciasca dove sono conservati moltissimi volumi, alcuni dei quali delle rarità introvabili altrove e quindi fondamentali per le attività di ricerca, nonché una delle più importanti biblioteche di Preistoria italiane. SI CAMBIA - Insomma, a due passi dalla Stazione Termini, un polo della cultura mondiale, un tesoro per l'Università di Roma. Che ha deciso, nell'ambito della sua politica edilizia, di sfrattarlo. Non di chiuderlo, ci mancherebbe altro: ma sta di fatto che la palazzina, scrivono i frequentatori abituali di Via Palestro una piccola comunità dovrà essere sgomberata entro l'estate perché l'Ateneo ha deciso di convertirlo, grazie al finanziamento del Ministero, in una residenza per studenti, in una foresteria universitaria. Lodevole, di certo: la questione degli spazi per gli studenti a Roma più che altrove è centrale da anni. Ma gli archeologi, i paleontologi, i docenti, ricercatori e studenti, con il patrimonio scientifico immenso che nella palazzina è conservato, dove andranno a finire? Mistero. Non si sa. Non è chiaro. Il rettore Luigi Frati non lo ha indicato, le autorità di Ateneo, interrogate dagli studenti, fanno più o meno spallucce: "Per ora circolano solo voci su un possibile trasferimento in sede centrale o nell'ex-edificio delle Poste di Via dello Scalo di San Lorenzo, dove però ancora devono essere ultimati i lavori di ristrutturazione", scrivono gli studenti di Lettere sul loro giornale. E la mobilitazione si alza, e a livello internazionale per di più. CRESCE LA RIVOLTA - Raggiungiamo al telefono il capo dipartimento di Scienze dell'Antichità, il professor Enzo Lippolis: "Questa situazione ci preoccupa alquanto", ci dice: "A decidere è la direzione generale che per ora non ci ha prospettato niente di concreto, dicendoci soltanto che ha varie ipotesi allo studio. Ma a noi serve una proposta concreta con tempi concreti". Come dicevamo, il giornale degli studenti di Lettere e Filosofia informa che la trafila burocratica per dare attuazione alle linee edilizie della Sapienza approvate nel 2010 dove era scritto chiaramente che Via Palestro, acquistata nel 2007, doveva diventare "da «centro di attività didattica e ricerca a residenza per professori visitatori o studenti" non sono state comunicate agli studenti "fino ad oggi; è interessante notare poi che nelle delibere con cui si è approvata passo dopo passo la ristrutturazione, dal primo progetto all'assegnazione di un ingegnere che dirigerà i lavori, non vengano menzionate in nessun modo le attività che oggi hanno sede nello stabile, parlandone come se fosse vuoto". E invece, dicevamo, vuoto non è. A Via Palestro c'è l'antichità, e coloro che la amano e la difendono. E non hanno alcun interesse a impacchettare tutto senza sapere con certezza quale debba essere la loro destinazione. FERMATE TUTTO - Il tam tam degli studenti si muove. La presidentessa dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Maria Bernabò Brea, prende carta e penna e scrive al Rettore. L'Università Sapienza di Roma per numero di docenti e ricercatori rappresenta il nucleo più consistente di archeologi preistorici e protostorici in Italia. La cancellazione di una realtà operativa così fortemente caratterizzata come quella che ha sede in via Palestro costituirebbe un drammatico elemento di criticità per l'intero Paese, mentre lo smembramento delle funzioni che vi si conducono scardinerebbe l'eccellente interazione tra ricerca e didattica che ha formato generazioni di studiosi di preistoria in Italia. Va detto inoltre che la biblioteca di Preistoria e Protostoria ospitata in via Palestro, forte di oltre 20.000 volumi, di cui alcuni indisponibili altrove, costituisce la più importante biblioteca italiana di settore, attivamente frequentata dagli studiosi italiani e stranieri; la sua chiusura prolungata o la sua compressione provocherebbero quindi un danno gravissimo all'intera comunità degli studiosi di Preistoria e Protostoria. I professori di Via Palestro fanno girare i propri contatti internazionali. In poco tempo rappresentanti della comunità archeologica internazionale, fra cui il rettore della Facoltà di Studi Religiosi dell'Università di Zurigo, dottorati e dottorandi da università di tutta Europa Monaco di Baviera, Tubinga, Londra, Durham, ed oltre: Los Angeles si uniscono al grido: "Rettore Frati, chiarezza su Via Palestro". "Il lavoro dei nostri colleghi della Sapienza", scrive Christoph Uehlinger da Zurigo, "stimato internazionalmente per la sua eccellenza sia nella didattica che nella ricerca, è non poco collegato alla possibilità concreta di poter operare sul museo, sulla biblioteca e sugli archivi". Nonostante il collega rettore dica di sapere "benissimo" quanto sia delicata la questione degli spazi d'Ateneo, il preside della facoltà di Zurigo si permette comunque di chiedere "col massimo rispetto di fare tutto il possibile per assicurare che le tre unità didattiche menzionate, il museo, la biblioteca e gli archivi, possano rimanere uniti e facilmente accessibili ai nostri colleghi della Sapienza e agli studiosi in visita dall'estero". Insomma, una vera e propria mobilitazione da tutto il mondo. RIMANERE INSIEME - Luigi Frati dovrebbe saperlo molto bene, visto che ha presenziato, nel palco d'onore, a moltissimi convegni organizzati proprio dai dipartimenti di Scienze dell'Antichità per presentare gli ultimi risultati degli scavi. "Data la situazione in Siria", scrive Emma Cunliffe da Durham, con la guerra civile che imperversa, "è davvero improbabile che si possa tornare agli scavi sul campo, il che rende l'accesso agli archivi ancora più importante". Gli studenti e i docenti hanno chiesto un incontro a Luigi Campanella, docente di Chimica che è presidente, però, del polo museale unitario della Sapienza: dunque, co-interessato al destino di Via Palestro. Nelle mail che gli studenti si scambiano commentando il risultato del colloquio, che ha avuto luogo più o meno una settimana fa, le voci sono sconsolate: pare che l'intenzione sia semplicemente quella di spostare il museo del Vicino Oriente "dietro il rettorato" per renderlo fruibile "al grande pubblico". Un'intenzione forse lodevole, ma che secondo studenti e ricercatori rimane ancorata ad un'idea sbagliata di Università: "Perché per noi il museo non è il semplice luogo in cui vengono esposti tre oggetti ma è soprattutto un luogo di ricerca, studio e didattica". In sintesi, gli archeologi e studenti di Storia Antica della Sapienza chiedono semplicemente che Museo, Archivi e Biblioteca rimangano concentrati in una sola struttura. Perché di questo ha bisogno la ricerca. QUALE FINE? - Nel comunicato degli studenti in protesta questo è scritto chiaramente. L'edificio di via Palestro non è insostituibile in quanto spazio fisico, ma è necessario garantire che le molteplici attività oggi svolte al suo interno trovino una sede alternativa e adeguata a comprendere la totalità degli organi di ricerca che, lavorando in sinergia, hanno determinato negli anni, il raggiungimento dell'eccellenza. Alle richieste formali avanzate al Rettore, Luigi Frati, e alle autorità competenti, ad oggi, non ha fatto seguito alcuna risposta. Quando via Palestro sarà dismessa, quale sede ospiterà tutte le attività in essa svolte? Per quanto tempo verranno sospese le attività didattiche e la ricerca in attesa di una nuova sede? Dove andranno a finire i nostri libri, le nostre aule, la nostra formazione? Il sospetto è che non ci sia eccellenza che regga di fronte ad interessi di carattere economico. Nel consiglio di Dipartimento di Scienze dell'Antichità il professor Lippolis ha illustrato ai colleghi la questione per come la si conosce. "Il rettore", ci dice al telefono, "finora si è dimostrato molto disponibile". Però è la direzione generale che "gestisce il patrimonio". Ad oggi, sul tavolo non c'è nessuna proposta concreta. Ci sono molte rassicurazioni. Ma quelle, a far sopravvivere "uno dei rari esempi di università che in Italia funziona" non bastano.