Sembra che in extremis, in scadenza dell'accordo di programma tra ministero dei Beni culturali e Regione, che mette in ballo 600 mila euro, più altri consistenti contributi per l'avvio di gestione, alcuni imprenditori si siano fatti avanti per sondare la possibilità di allestire e mantenere un Centro per la riproduzione dei colibrì a Miramare, in nuovi spazi ristrutturati. Il direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines, che da mesi e mesi gestisce il caso dei colibrì sfrattati dalle serre storiche, sotto indagine, in larga parte già venduti per colmare i debiti accumulati dal fondatore Stefano Rimoli, e finiti anche in un incendio della struttura, non anticipa nomi: il piano economico dei misteriosi pretendenti è ancora da soppesare. Si tratterebbe di "imprese", attive anche nel turismo. Ma anche se il progetto si dimostrasse sostenibile, Martines intende rimandare l'intera pratica a Roma. Da quando Berlusconi telefonò affermando che i colibrì dovevano rimanere a Trieste, e si crearono speranze di lauti finanziamenti, il mondo è del tutto cambiato. Resta in campo l'opposizione netta di Luca Caburlotto, il soprintendente che ha firmato lo sfratto e la denuncia per occupazione abusiva di spazi demaniali, a firmare ora l'assenso per un Centro colibrì a Miramare. Martines ha avocato a sè la materia, ed è rimasto convinto dagli appelli di Margherita Hack: «E un centro scientifico unico - spiega -, vedere con la telecamera la vita, e la nascita, di questi preziosi uccelli è un messaggio positivo e potente per ogni persona». Pende comunque sulla questione non solo la ricerca di un gestore ma anche il dissenso interno. Già a fine ottobre Caburlotto non ha dato risposta a una lettera inviatagli dal direttore regionale. Altrettanto ha fatto l'architetto della Soprintendenza, Maurizio Anselmi, responsabile unico del procedimento per il riassetto delle casette da giardinieri destinate (eventualmente) a essere ristrutturate coi fondi regionali come nuovo Centro per gli uccellini. Se non è presa la decisione finale, non si sa quale progetto fare. «Ci sono prospettive diverse - riassume Martines -, il soprintendente bada più alla tutela del sito, il direttore regionale vuole la realizzazione dell'accordo di programma Stato-Regione che ha valore di legge. Queste posizioni devono coniugarsi in un giusto equilibrio. Se il piano economico presentato sarà da noi approvato, acquisiremo di seguito il consenso, il dissenso o le riserve di tutti gli enti interessati alle autorizzazioni. Questo pacco sarà quindi inviato al ministero per un parere di indirizzo». Se manca l'accordo, dunque, la palla passa al terzo giudice. In gioco ci sono non tanto i soldi della Regione, comunque riutilizzabili nel parco, ma il restauro delle serre storiche e la progettazione del restauro dei muraglioni, finanziati dal ministero con 1,2 milioni di euro.