Una circolare del ministero amplia i turni del personale. La chiusura, già decisa dal primo luglio, è solo rimandata Una circolare del ministero dei Beni culturali arrivata ieri mattina ha scongiurato la chiusura del castello di Miramare nelle domeniche e nei giorni festivi, già programmata per emergenza a partire dal 10 luglio e senza possibilità di ripresa fino a fine anno. I 29 custodi in servizio avevano già raggiunto il massimale sindacalmente pattuito di turni festivi, pari al 30 delle giornate straordinarie nell'arco dell'anno. Come si sa, aspettano anche gli arretrati dal 2010. Ogni anno il ministero raggiunge a un certo punto un successivo accordo a livello nazionale: si può lavorare anche fino al 50 di giornate domenicali e festive per garantire l'apertura di siti e monumenti statali. Giornate retribuite. Ma questo ulteriore lavoro in più ha una particolarità: può essere prestato solo su base volontaria del singolo. A Trieste tutto sembrava volgere al peggio. L'altro giorno ad Aquileia i turisti hanno già avuto una brutta sorpresa. Era domenica, volevano visitare la città romana e il suo eccezionale museo, ma hanno trovato le porte chiuse. I custodi avevano superato la quota di domeniche lavorative e la Soprintendenza archeologica ha dovuto chiudere i battenti. È seguito un coro di proteste cui far fronte. Ma mettere i sigilli a Miramare proprio per l'estate sarebbe stato drammatico. E così la circolare arrivata inaspettatamente ha fatto tirare un sospiro (momentaneo) di sollievo. Pare che anche gli uffici, che per carenza d'organico non avevano fin qui spedito a Roma gli statini dei turni, ingessando i pagamenti pregressi, abbiano potuto adempiere al compito e dunque si aspetta, sperabilmente, il saldo. Ma il corridoio è ugualmente stretto, e il 20 in più di domeniche lavorate verrà raggiunto assai presto - ammesso che, volontariamente, tutti e 29 i custodi accettino la turnazione aggiuntiva. Perché sono comunque pochi, tenendo conto che coprono mattine, pomeriggi e notti, e dunque non possono alternarsi molto la domenica. La Soprintendenza prevede che in già in autunno il problema sarà di nuovo sul piatto. E sarà allora che il castello dovrà restringersi all'orario feriale. Cosa non da poco, considerato che il turista del viaggio breve si muove molto nel week end. Per correre ai ripari, il soprintendente Luca Caburlotto, appena reduce dall'aver spento le luci notturne sul castello per protestare contro mancati finanziamenti (ottenendo una rimodulazione dei costi per l'acqua di irrigazione da Comune e Acegas Aps), ha deciso una strategia alternativa per il prossimo anno. «Forse è meglio chiudere a gennaio-febbraio, per non trovarsi costretti a chiudere in luglio. In questo modo si potrebbe informare il pubblico per tempo». Pur con il tragico maltempo invernale, quest'anno nelle domeniche di febbraio hanno pagato comunque il biglietto 1003 persone, diventate 2716 nelle domeniche di marzo. «Mi trovo a disagio a dover chiudere - dice il soprintendente -, ma esistono diritti sindacali, problemi di soldi e di organici, la disposizione ad aderire o meno volontariamente agli straordinari da parte del personale, dunque non è semplice muoversi tra tante variabili, e i cittadini devono capire che non è così scontato trovare aperto sempre, dietro ci sono lavoro e molti problemi». Dunque, "stop" rimandato e non scongiurato.