A un mese dal terremoto che ha messo in ginocchio l'Emilia e anche parte dei comuni del Bolognese, si decideranno le sorti delle opere d'arte conservate nella Collegiata di Santa Maria Maggiore di Pieve di Cento. La seconda scossa, quella del 29 maggio, ha fatto crollare la cupola della chiesa rendendola inagibile e mettendo in serio pericolo la custodia e l'interezza di sette dipinti, tra cui un Guercino e un Guido Reni, la cui stima complessiva si aggira intorno ai 17 milioni di euro. Il summit arriva dopo che il 12 giugno la vicepresidente della Regione Simonetta Saliera aveva scritto una lettera alla Soprintendenza per i Beni architettonici in cui la si invitava a trovare una soluzione per la messa in sicurezza delle opere. A Pieve di Cento, dunque, questa mattina il sindaco Sergio Maccagnani, il parroco don Paolo Rossi e i collaboratori della Soprintendenza controlleranno i quadri e in base al loro stato decideranno se trasferirli al nucleo di restauro del Palazzo Ducale di Sassuolo o spostarli nel Museo Magi. «E un luogo perfetto sotto il profilo della sicurezza, perché presenta un'ottima struttura antisismica, per cui è l'ideale per ospitare i dipinti asserisce il primo cittadino . Fino a ora con gli interventi di restauro non si poteva accedere alla chiesa per spostare le opere, ma la cittadinanza tutta è determinata a tenerle qui a Pieve». Il crollo della cupola non avrebbe interessato le opere, che non presenterebbero danni visibili, assicura Maccagnani. I quadri della chiesa che il Comune vorrebbe mantenere in città sono un'Annunciazione del Guercino, un'Assunzione della Madonna di Guido Reni, un'Assunzione della Madonna di Lavinia Fontana, una Nascita di Maria Vergine dello Scarsellino, una Crocefissione di Cristo con la Madonna di Bartolomeo Gennari, un Ritrovamento della vera Croce di Bartolomeo Passarotti e un San Filippo Neri che vede la Madonna con il bambino di Giovan Francesco Gessi.